In questa fase di mercato, dopo lo tsunami che si è abbattuto nelle ultime settimane per via del coronavirus, diventa sempre più importante capire quali potranno essere le migliori strategie di investimento per i mesi a venire.

Per descrivere quelle da loro adottate, gli analisti di Marzotto Investment House segnalano che il loro punto di partenza è un’analisi di quanto accaduto in termini di performances nei principali timeframes di S&P500 e Eurostoxx600 nel “coronavirus crash”.

Stati Uniti ed Europa: come sarà il post coronavirus?

La tesi di investimento scelta dagli esperti è che nonostante il confortevole esempio di Wuhan apparentemente in via di normalizzazione, non è assolutamente oggi prevedibile con certezza come sarà il post Coronavirus nell’Eurozona e negli Stati Uniti.

La tesi più probabile è che si andrà avanti per gradi, con un progressivo ma lento ritorno alla normalità.

Ciononostante, quanto sta accadendo è andato ben oltre le aspettative della maggiore parte delle persone e quindi rimarranno significativi strascichi negativi, probabilmente per diversi trimestri.

Il prevedibile futuro sarà perciò con ogni probabilità, per molti aspetti diverso dal precedente contesto di riferimento in termini di consumi, comportamenti e strategie di investimento.

Coronavirus: quando aspettarsi una normalizzazione?

La tesi di base degli analisti di Marzotto Investment House è che il primo vero passo verso una completa “normalizzazione” ci sarà quando sarà annunciata la rimozone delle misure di restrizione alla circolazione delle persone, quindi con ogni probabilità rivedremo riassestarsi i consumi su livelli più sostenibili tra almeno 18 e 24 mesi, in quanto la loro ripresa sarà ovviamente graduale e con numerosi stop and go a seconda dei settori merceologici.

Gli analisti ritengono anche che la lettura dei dati macro e degli utili in termini relativi sarà molto buona, in quanto la base di partenza sarà molto bassa e questo potrebbe essere positivo per i mercati che prezzano le variazioni al margine.

Analisi settoriale

Gli esperti di Marzotto Investment House partono da una classica analisi settoriale, per poi spingersi successivamente su industrie e temi che nei prossimi trimestri potrebbero avere un risk-reward vincente.

I temi scelti dagli analisti non necessariamente hanno l’obiettivo di performare meglio del mercato, bensì di essere tendenzialmente difensivi, con un buon mix tra performance e volatilità.

La performance che interessa maggiormente agli analisti è ad un mese, ovvero a partire dalla ultima settimana di febbraio 2020, in cui il coronavirus ha cominciato ad evidenziare i suoi effetti con i primi veri ribassi e un generalizzato aumento della volatilità.

La premessa da fare è che tutti i principali settori hanno perso in media tra il 17% e il 30%, per cui questa è una fase di mercato in cui non si dovrebbe avere timore a fare switch di portafoglio anche a costo di realizzare perdite.

E’ in questi contesti infatti che si costruisce la performance per gli anni successivi, avendo a disposizione quasi l’intero universo di azioni e industrie, a prezzi e multipli che magari in precedenza ci avevano sconsigliato l’investimento.

Non solo coronavirus: sotto la lente anche l'Opec

L’analisi settoriale nondimeno non spiega solo coronavirus, perché nel frattempo c’è stato un altro evento epocale: ovvero la probabile definitiva perdita di credibilità dell’Opec.

Un tempo da solo il Cartello bastava per definire dei valori di equilibrio per il petrolio e i suoi derivati. Poi c’è stato bisogno anche della Russia.

Infine, dal momento in cui gli Stati Uniti sono diventati non solo autosufficienti con lo shale OIL, ma addirittura esportatori netti, i precedenti equilibri non sono stati più sufficienti.

Tra il 6 e il 18 marzo il petrolio è passato dal range 40-50 dollari a quello di 20-30 dollari, con picchi al ribasso anche al di sotto dei 20 dollari.

Un simile calo del petrolio non può non avere conseguenze importanti: da un lato un crollo della redditività (con il conseguente impatto negativo sugli utili stimati dell’S&P500) delle grandi compagnie petrolifere, dall’altro il rischio di fallimento dell’universo Shale e di molti piccoli attivi nella esplorazione e nei vari servizi

Settore Oil&Gas sotto la lente

Secondo gli esperti di Marzotto Investment House non dobbiamo perciò sorprenderci se il settore dell’Oil&Gas ha avuto in un mese un ritorno negativo quasi del 50%.

Nel loro portafoglio gli analisti per il momento non prendono in considerazione il settore: l’elemento che non piace è la consapevolezza che da un lato prezzi così bassi non sono sostenibili (e quindi non si esclude un accordo tra Stati Uniti, Russia e Arabia Saudita), dall’altro che il prevedibile calo della domanda per il coronavirus potrebbe portare il prezzo tra 10 e 20 dollari al barile.

A fronte di una così elevata incertezza, gli esperti di Marzotto Investment House preferiscono astenersi, anche se sono convinti che nelle Major ci sia valore già a questi prezzi.

Focus sul comparto basic materials

Per i Basic Materials che ad un mese perdono il 27%, le considerazioni non sono dissimili all’OIL.

Al di là del prevedibile crollo dei consumi di aprile (marzo e maggio al contrario potrebbero essere peggio dell’analogo periodo dello scorso anno ma non in percentuali così estreme come aprile), a preoccupare gli analisti è la lentezza con cui potrebbe ripartire il ciclo economico.

Se fra due/tre trimestri, a fronte di un graduale ritorno verso una normalizzazione delle attività i prezzi dei Basic materials dovessero essere ancora appetibili, allora gli analisti li riprenderanno in considerazione.

Finanziari Usa: da considerare Goldman Sachs

Analogo discorso per i Financials statunitensi. L’unico nome che in questa fase Marzotto Investment House prenderà in considerazione è Goldman Sachs, data la sua tendenza ad aumentare la quota di mercato nelle fasi di mercato complesse e ad elevata volatilità.

Le grandi banche retail statunitense soffriranno i tassi di interesse molto bassi con il conseguente calo della redditività e, soprattutto, il peggioramento del merito di credito dell’universo Shale e in generale dei debitori più deboli.

Consumers services, Consumer Goods and Industrial

Consumers services, Consumer Goods and Industrial hanno perso in un mese i primi il 26% circa, i secondi circa il 20%.

Qui la questione è complessa, in quanto si tratta si business mediamente ciclici che soffriranno ancora nei prossimi mesi.

Il crollo dei prezzi tuttavia in alcuni casi è stato così marcato che gli analisti fanno sapere che non sarebbero sorpresi se in molti casi il minimo fosse già stato toccato.

Per cui, pur facendo molta attenzione a questi settori, ci sono specifiche industrie o specifiche società molto ben posizionate che potrebbe valere la pena monitorare attentamente già da questa fase di mercato.

I best performers del mese

Nei best performers del mese con un calo mediamente inferiore del 20% (tranne le utilities) ci sono i settori che Marzotto Investment House preferisce: Health Care, Utilities, Technologies and Telecommunications.

Va considerato l’aspetto comune a tutti i crolli improvvisi: nella prima fase non ci sono distinzioni tra maggiore o minore qualità, per cui l’investitore liquido può costruire con maggiore facilità un portafoglio per il lungo periodo oppure vendere in perdita industrie o società che non ritiene prospetticamente interessanti switchando verso altre tipologie di investimenti che hanno perso molto.

Eurostoxx 600, settore energetico: risk reward senza appeal 

Esaminando invece le performance dell’Eurostoxx 600, i valori ad un mese sono più o meno simili.
La performance del settore energetico è in questo caso sicuramente meno drammatica che per l’S&P500, anche perché nei principali indici europei vi sono mediamente poche società quotate, ma di grande dimensione e ben patrimonializzate.

Per il settore energetico vale lo stesso discorso fatto precedentemente. Il risk reward adesso non sembra interessante.

Meglio rivedere il settore, anche a prezzi più elevati, nel caso dovesse nuovamente esserci un accordo sull’offerta da parte dei grandi paesi produttori.

Finanziari: che fare ora? Ecco i settori da preferire

Per i finanziari la richiesta della BCE di non fare buybacks e distribuire dividendi nella fase attuale (almeno fino al mese di ottobre) è negativa.

Poi si faranno i conti: da un lato le banche trattenendo risorse si patrimonializzano ulteriormente e possono aumentare la copertura degli NPLs che di fatto ne facilita la cessione.

Dall’altro lato il mercato è ben conscio che nei prossimi mesi le sofferenze aumenteranno.

Tra qualche mese si potrà fare il conto sulla differenza tra la maggiore patrimonializzazione e il peggioramento delle sofferenze per decidere se le banche sono nuovamente interessanti o meno.

Anche per l’Eurozona i settori che gli analisti di Marzotto Investment House preferiscono sono: sono tecnologia, Health Care e Utilities.