La piacevole favola che i mercati si stanno raccontando in questo mese di febbraio, cioè che il virus cinese passerà sull’economia mondiale e sui bilanci delle società quotate senza lasciare traccia, oppure, se ne lascerà qualcuna, sarà cancellata molto presto, ha narrato ieri un capitolo meno felice, che ha provocato l’arresto del rialzo dei listini.

Reduci da una serie di sedute che hanno ritoccato i record storici o pluriennali degli indici azionari occidentali, ieri la buona performance della borsa di Shanghai, che ha esteso il recupero grazie ai numeri abbastanza bassi nella contabilità quotidiana dei contagi da virus, e soprattutto per la mossa della banca centrale cinese, che ha nuovamente tagliato un po’ i tassi sui finanziamenti,  ha consentito alle borse europee di consolidare i rialzi e di rimanere per tutto il mattino a poca distanza dai massimi del giorno precedente. La giornata è trascorsa quasi tutta abbastanza tranquillamente, anche se con un modesto segno negativo, che l’apertura positiva di Wall Street ha persino ridotto.

Ma improvvisamente, dopo un inizio positivo, dagli USA è partita una bordata di vendite che in un’ora ha fatto arretrare l’indice SP500 di quasi un punto e mezzo percentuale, causando la fuga precipitosa anche dai mercati azionari europei, che hanno chiuso la seduta sui minimi, nel culmine del marasma, ed esteso le perdite a cifre abbastanza significative: Eurostoxx50 -1,09%, Dax -0,91% e Ftse-Mib -1,56%. Non può sorprendere la peggior performance del nostro indice, che nei giorni scorsi ha sovraperformato con regolarità, poiché il movimento correttivo è stato dettato da prese di beneficio, che si abbattono giustamente in misura maggiore dove maggiori sono i benefici da portare a casa. Con l’esaltazione che nei giorni scorsi ha vissuto il settore bancario italiano è del tutto normale che ieri siano state proprio le banche a guidare i realizzi.