Dopo la bocciatura della manovra da parte della Commissione Europea, l'agenzia di rating Standard & Poor's opterà con ogni probabilità venerdì prossimo per un taglio del giudizio sull'Italia sulla falsariga di quanto già fatto venerdì scorso da Moody's, con il rischio di alimentare ancora le recenti tensioni sul mercato obbligazionario italiano.

Il declassamento atteso di S&P 

Lo scrivono in una nota gli analisti Union Bancaire Privée (Ubp), ricordando che un declassamento da BBB a BBB-da parte della seconda delle tre principali agenzie porterebbe anche in questo caso il rating della Penisola appena un gradino sopra il livello "spazzatura" (BB+): venerdì, Moody's aveva peggiorato il suo giudizio da Baa2 a Baa3, a un passo dall'area junk (Ba1), migliorando però il suo outlook da negativo a stabile, mentre in una nota del 9 ottobre gli esperti di Fitch hanno avvertito di essere pronti a scendere dall’attuale "BBB" sottolineando che i nuovi obiettivi di deficit dell’Italia comportano rischi fiscali.

"Data la fluidità degli sviluppi," scrive Mohammed Kazmi, gestore e macro strategist di UBP, "ci aspettiamo che S&P segua le orme di Moody's e si muova di una tacca al massimo in questa fase, in attesa di ulteriori informazioni. Inoltre, riteniamo che sia nell'interesse sia della Commissione Europea che del governo italiano raggiungere una sorta di compromesso sulla legge di bilancio, invece di alimentare una ulteriore e più forte ondata di pessimismo"

Cautela sull'obbligazionario

In questo quadro, il consiglio dell'analista è quindi di attendere un possibile ulteriore abbassamento dei prezzi dei titoli di stato italiani in vista di eventuali acquisti, perché "la situazione potrebbe peggiorare prima di migliorare", tenuto conto che i membri del governo hanno citato uno spread di 400 punti base come livello al quale sarebbero costretti ad adeguare i loro piani di bilancio: ciò suggerisce che da parte della maggioranza M5S-Lega "potrebbero non esserci passi indietro imminenti," agli attuali livelli di spread.