Quella trascorsa è stata una settimana all'insegna dei moniti scanditi dalle agenzie di rating: prima con Moody's e a seguire Fitch. Il dato univoco ad entrambe è quello riconducibile al taglio sulle stime di crescita del nostro paese. Entrambe le agenzie - di fatto - hanno sottolineato come l'intero quadro generale dell'Europa sia cambiato ma - nello specifico - hanno comunque evidenziato un notevole arretramento sulle loro precedenti stime nei confronti dell'Italia. L'agenzia Moody's ha previsto un ridimensionamento delle proprie stime di crescita «sicuramente sotto l'1%, probabilmente a un valore tra 0 e +0,5% nel 2019» rispetto al precedente dato (novembre) pari ad una crescita dell'1,3% nel corso del 2019.

Eco per medesimo segno, ma di variazione lievemente diversa e comunque pur sempre ridotta, arriva anche da quanto elaborato da Fitch: crescita non più corrispondente al (precedente) 1,1% ma bensì ad un più residuale 0,3%.

Sia Moody's che Fitch hanno poi sottolineato il fattore politico come futuro elemento destabilizzante: se la prima - attraverso Kathrin Muehlbronner, senior vice president di Moody's, a margine della Credit Trends Conference tenuta a Milano - ha identificato «un significativo rischio di elezioni anticipate in Italia, probabilmente dopo le elezioni europee in calendario in primavera», Fitch si è solo "limitata" a rappresentare per l'Italia come «l'incertezza politica ed economica ha già portato a una frenata nei piani di investimento per il 2019».

Nonostante le forme utilizzate dalle singole agenzie di rating siano molti simili, il monito di entrambe appare evidente: rischio rallentamento economico (soprattutto del nostro Bel Paese) ed instabilità politica (verosimilmente prossima al nostro paese).