Sembra proprio che il Decreto Liquidità faccia acqua da tutte le parti. Oltre alle forti limitazioni segnalate in più di un'occasione da Trend-Online, si è aggiunto anche il grido d’allarme delle startup: in sostanza, Palazzo Chigi si è completamente dimenticato di loro.

Una segnalazione arrivata oggi al Sole 24 Ore, che mette in risalto la totale assenza di attenzione nei confronti delle imprese più giovani, nate ad esempio nel 2019, e che quindi potrebbero non avere ancora fatturato.

Perché magari hanno deciso di investire su qualcosa, un prodotto, un’applicazione o una tecnologia, che ancora non è stato messo in vendita perché, in buona sostanza, non esiste ancora. 

Il decreto liquidità ignora le startup: coinvolte 60mila persone

Sessantamila le persone coinvolte nell’ecosistema delle startup del nostro paese.

A loro, a molti di loro, non sarà consentito nessun prestito, perché come abbiamo già ripetuto più volte, il decreto liquidità prevede prestiti, anche senza garanzia, sulla base del fatturato del 2019, una voce che molte aziende non sono obbligate ad avere.

Anzi: l’unica che figura nei propri bilanci è quella delle spese: investimenti, macchinari, assunzioni, bollette eccetera. 

Prestiti sempre garantiti alle startup. Fino al Decreto Liquidità

Zero liquidità per le startup dunque. E questo è quasi un controsenso. Perché l’Italia è uno dei paesi più ospitali per questo genere di imprese: l’80% dei prestiti che le banche erogano a loro favore è da sempre garantito dallo Stato ed è curioso: perché si tratta proprio della formula adottata in questo periodo di emergenza allargata per fornire immediata liquidità agli impdentirori, in questo modo letteralmente "sottratta" a chi finora vi ha sempre avuto accesso, circa un miliardo e mezzo di euro.

Dagli altri paesi europei subito liquidità per le startup

Il presidente di ItaliaStartup Andrea Coletta ammette, nella sua denuncia al Sole24Ore, che le startup non possono essere trattate come le altre imprese. Ma, è la soluzione suggerita, l’iter per accedere a una parte di liquidità potrebbe partire da parametri diversi dal fatturato, come la ricerca e lo sviluppo, elementi strategici per il futuro di qualsiasi paese. Al grido d’allarme delle startup si è aggiunto anche il presidente di Vc Hub Italia Fausto Boni, che ha sottolineato quanto la tecnologia si stia rivelando fondamentale in queste settimane di emergenza e non solo nel lavoro, anche e soprattutto nella quotidianità delle famiglie.

Dalle startup una lettera a Palazzo Chigi: ecco le nostre soluzioni

Una serie di provvedimenti sono già stati inviati al governo attraverso una lettera dell'associazione che rappresenta le startup in Italia, come ad esempio l’allungamento di un altro anno delle agevolazioni previste per le startup innovative più un aumento delle detrazioni fiscali al 50%.

Non sono pochi, fanno notare gli startuppers, i paesi europei che hanno già disposte misure straordinarie a tutela delle startup. 

Intanto, si avvicina il momento del piano industriale del nuovo Fondo Nazionale Innovazione, la cui presentazione è prevista per le prossime settimane da parte del ministero dello Sviluppo Economico. Un miliardo è la cifra che dovrebbe essere messa a disposizione del sistema. Tuttavia i tempi sono sempre più stretti. Il rischio è che per mettere al sicuro il presente, il governo si sia dimenticato di chi lavora per il futuro.