Non si ferma la furia ribassista su Piazza Affari che oggi ha vissuto un'altra seduta all'insegna di forti vendite, proponendo un copione simile a quello della vigilia con riferimento all'entità del ribasso.

L'indice delle blue chips ha avviato gli scambi già in calo dopo l'affondo accusato ieri da Wall Street e dopo il tonfo della piazza asiatica questa mattina. Il sentiment negativo generalizzato non è stato di alcun aiuto per il nostro mercato già fortemente indebolito dalle note vicende politiche ci accompagnano da settimane.

L'asta dei titoli di Stato a lunga scadenza, in linea con quanto accaduto ieri per quella dei BOT, ha visto rendimenti in forte rialzo per le varie scadenze dei BTP, a conferma delle tensioni presenti sul fronte obbligazionario, ben documentate peraltro dal nuovo rialzo dello spread poco oltre i 305 punti base.

L'indice ha anche provato a ridurre le perdite e ci è anche riuscito piuttosto bene nel primo pomeriggio sulla scia del dato relativo all'inflazione Usa che ha mostrato a settembre un rialzo più contenuto del previsto e una frenata rispetto al mese precedente.

Con l'apertura di Wall Street però le vendite sono tornate a dominare la scena, complice l'andamento negativo dei listini Usa che hanno visto fallire il tentativo di recupero nelle prime due ore di contrattazione in comune con le Borse europee.

Il risultato è stato quello di un Ftse Mib sceso così su nuovi minimi dell'anno e fermatosi a ridosso di quella di giornata, con una flessione dell'1,84% a 19.356 punti.