Il 2017 sarà ricordato come l’anno in cui i listini azionari globali hanno aggiornato i massimi storici, sancendo ufficialmente l’uscita dalla crisi finanziaria. E anche i mercati obbligazionari hanno regalato performance decisamente soddisfacenti. L’inizio del 2018 ha tuttavia messo in dubbio il proseguimento del trend rialzista, con le Banche centrali che nel frattempo si avviano con passo sempre più spedito verso la normalizzazione delle politiche monetarie. La volatilità probabilmente aumenterà, mentre gli investitori dovranno cercare riparo da possibili ribassi. Con le correlazioni tra asset class in aumento, aggiungere in portafoglio una diversificazione efficace potrebbe essere però complesso.

“Negli ultimi anni abbiamo assistito a una rapida crescita dell’interesse verso le strategie liquid alternative, che rispondono a quelli che definiremmo bisogni primari degli investitori come decorrelazione, diversificazione, generazione di alpha, protezione”, ha spiegato Andrew Dreaneen, Head of Liquid Alternatives di Schroders durante l’Alternatives Day organizzato a Milano dalla società inglese, uno dei principali gruppi finanziari globali, parte dell’indice FTSE 100 e con più di 503 miliardi di euro di patrimonio, che gestisce strategie liquid alternative dal 1998 su diverse asset class (azionario, obbligazionario, ma anche commodity e insurance-linked) e con approcci variegati (sistematico, multi-strategy, long/short, etc.).

In vent’anni di esperienza nel settore, abbiamo sentito diversi miti sulle strategie liquid alternative, a partire dall’idea che queste non diano davvero spazio ai migliori talenti della gestione hedge, quando invece ad esempio quasi i due terzi dei gestori hedge britannici sono disponibili in formato UCITS”, ha osservato Dreaneen, aggiungendo che “anche i dubbi sulla fedeltà con cui i liquid alternative riproducono le strategie hedge omologhe possono essere fugati. Un corretto processo di selezione dei gestori permette di ottenere correlazioni quasi perfette tra la strategia originale e quella in formato UCITS, con conseguente similarità a livello di performance. Oggi l’ostacolo più difficile da superare per gli intermediari, sia europei che americani, è quello della adeguata conoscenza e formazione degli investitori rispetto a questi approcci.