Gli esperti di geopolitica, colti di sorpresa dall’attentato terroristico americano del 3 gennaio che ha ucciso in Iraq, insieme ad altre 7 persone del suo seguito, il potente generale iraniano Soleimani, hanno passato lo scorso week-end ed i primi due giorni della settimana a raccontarci di scenari futuri terribili nell’area del Golfo Persico, fino ad evocare la possibilità di una guerra mondiale o su vasta scala, che coinvolgesse tutte le numerose potenze, piccole e grandi, presenti in quel crogiuolo di caos e violenza, che è ora il Medio-Oriente.

Ho però fatto notare, nei commenti dei giorni scorsi, che la reazione a caldo dei mercati è stata decisamente meno preoccupata di quella degli esperti, persino nella notte tra il 7 e l’8 gennaio, quando si è manifestata la risposta iraniana ed in attesa della “risposta alla risposta” che Trump avrebbe dato ieri nella mattinata americana (tardo pomeriggio europeo).

Con Trump tutto è possibile, e ieri non avevo escluso neppure un passo indietro americano che ponesse fine subito alla rissa prima che potesse scappare di mano.

Non sarebbe stata la prima volta che Trump colpisce per poi offrire subito la rappacificazione. Lo ha fatto ripetutamente in ambito commerciale con i dazi alla Cina. Ricordiamo anche il bombardamento dimostrativo che Trump fece ad alcune basi siriane nell’aprile 2017 come ritorsione contro il presunto uso di gas nervino  da parte del regime di Assad su civili della città siriana di Douma, mai dimostrato con certezza, e dimenticato in fretta.

Così è successo anche stavolta. Man mano che ieri il tempo passava ed emergevano i contorni del bombardamento iraniano alle due basi militari USA, è emerso sempre più evidente che nessuna delle due parti in causa aveva voglia di escalation. Si è scoperto che gli iraniani hanno voluto dare una dimostrazione della loro capacità di colpire, ma si sono preoccupati di avvisare preventivamente il governo irakeno del bombardamento. I soldati della base si sono così rifugiati al sicuro e l’operazione si è conclusa senza alcuna vittima. E’ stato così smentito il primo affrettato bilancio di 80 morti. Insomma: uno spettacolo pirotecnico ad uso interno, per sostenere l’orgoglio nazionale sciita e serrare i ranghi intorno al potere costituito, attento a non infastidire troppo l’inquilino della Casa Bianca.