Tutti guardano al rendimento dei titoli di stato Usa, in particolare al decennale, affascinati da quella soglia del 3% violata proprio nelle scorse ore e che ha portato il risultato finale al 3,02%. Ma secondo la maggior parte degli analisti, il vero protagonista da monitorare è un altro, ovvero il bond con scadenza a due anni. In questo caso si parla di un rendimento del 2,5 percento con un rischio praticamente azzerato (i bond sono considerati alternative sicure rispetto all'azionario) e un rientro più breve dell'investimento.

Decennale vs biennale

Il calcolo che gli investitori fanno è più che ovvio: con la media del rendimento S & P 500 all'1,9%, i Treasury statunitensi al 3% hanno particolarmente senso in un ambiente che si sta dimostrando volatile. Una volatilità che deriva da un mercato toro che ormai ha festeggiato i nove anni di vita e per il quale si teme ormai la dipartita prossima, magari favorita da una serie di strette, da parte della Fed, sul costo del denaro. Ma questo ragionamento è debole secondo l'analisi di Jeff Cox dal momento che il bond a 10 anni dev'essere mantenuto, appunto, per un periodo lungo durante il quale il mercato stesso, a meno di una recessione allo stato attuale estremamente improbabile, potrebbe facilmente riprendersi e trovare nuove fonti di appetibilità. Anche perché è noto che sul medio-lungo periodo l'azionario, storicamente, ha sempre avito la tendenza a salire invece che a scendere.