Pensioni ridotte al lumicino? Bella domanda, perché tutti sappiamo che Quota 100 ha i giorni contati, e dovrebbe andare in pensione al 31 dicembre 2021. Ma cosa accadrà dopo? In questi giorni si è fatto un gran dibattere sugli eventuali tagli alle pensioni causate dal Mes, ma pochi hanno pensato che il rischio sulla propria pensione fosse più vicino e avesse i giorni contati. Al momento ci stiamo confrontando solo e soltanto con delle ipotesi, è vero, ma il rischio che i cambiamenti ci siano è molto evidente e come sempre non sarà a nostro vantaggio.

Iniziamo con lo spiegare che Quota 100 avrà poco più di un anno e mezzo di vita. Stando al calendario attuale, quindi, dovrebbe andare in scadenza poco oltre il termine della pandemia. Dobbiamo, però, sottolineare che l'emergenza coronavirus ha soffocato di non poco il dibattito pubblico, e siamo letteralmente in ritardo con nuove ipotesi e proposte concrete su come potrebbe essere il futuro delle pensioni degli Italiani dal 2022.

Pensioni: cosa dovrebbe accadere dopo Quota 100

Quando non ci sarà più Quota 100, cosa accadrà a quanti volessero andare in pensione? Quelle che stanno circolando al momento sono solo e soltanto delle ipotesi e come tale le riportiamo. Una delle ipotesi al vaglio in questo momento è quella di una pensione anticipata completamente e totalmente retributiva: in altre parole sarebbe un tipo di pensione come quella a cui hanno diritto quanti sono entrati nel mondo del lavoro dopo il 31 gennaio 1995. Questa misura, però, sarebbe altamente penalizzante per chi ha maturato la gran parte di propri contributi prima del 1996. Penalizerebbe anche quanti abbiano avuto una vita lavorativa discontinua e non siano stati in grado di maturare un montante contributivo importante.

Una delle altre ipotesi allo studio sarebbe quella di aumentare nuovamente l'età pensionabile. Una proposta, comunque, scartata, in quanto ritenuta dalle parti sociali come troppo penalizzante per i lavoratori attendere troppo per poter accedere alla pensione.

Un'altra delle ipotesi al vaglio è quella lanciata da Domenico Proietti, segretario della Uil, che ha ipotizzato una flessibilità intorno ai 62 anni. Questa soluzione, secondo Proietti, ci permetterebbe di avvicinarci agli altri paesi europei, ma soprattutto darebbe una possibilità di andare in pensione a quanti siano stati esclusi dal mondo del lavoro a causa del coronavirus. Proietti ipotizza che sia necessario prevedere anche dei benefici per le pensioni che vengono già erogate, come ad esempio la possiiblità di estendere la quattordicesima per le pensioni che abbiano un importo mensile pari a 1.500 euro.

Rimanendo fermi al tavolo delle proposte, una di quelle che aveva attirato l'attenzione era stata quella avanzata da Cesare Damiano, che tempo fa aveva pensato ad un Quota 100 rivisto e corretto: si sarebbe potuto andare in pensione con 64 anni di età e 36 anni di contributi. Questo avrebbe permesso di andare in pensione anticipata anche a quanti non avessero maturato molti anni di contributi.

Pensioni e Quota 100: è necessario riprendere il dibattito

Oggi come oggi è necessario riprendere il dibattito sul tema delle pensioni e Quota 100. L'emergenza coronavirus ha spostato l'attenzione su altri temi e ha focalizzato l'attenzione del mondo politico su temi di interesse più immediato e rapido. Il paese aveva necessità di risposte e di misure urgenti. Lasciamo alla storia ed al tempo darci tutte le risposte sulla validità o meno dei piani adottati, ma dopo due mesi di stop sarebbe necessario riprendere il confronto sul futuro delle pensioni in Italia.

Secondo Domenico Proietti i dibattito tra Governo e sindacati dovrebbe ripartire principalmente da due aspetti specifici. Nel corso di un'intervista rilasciata a pensionepertutti.it, Proietti spiega che il primo aspetto è la necessità di avere di una maggiore flessibilità che consenta di arrivare alla pensione a 62 anni. Proietti ritiene che la flessibilità diffusa e mirata diventa ora più che mai uno strumento utile per gestire la fase di ricostruzione economica del Paese. Una flessibilità che aiuterebbe anche il sistema produttivo e le imprese. Per questo è importante insidiare quanto prima la commissione sui lavori gravosi che rappresenta uno strumento per definire in quali settori sarà possibile estenderla.

Il secondo punto di importanza rilevante è quello relativo alle pensioni già in essere.

Proietti spiega che veniamo da 8 anni di blocco della rivalutazione delle pensioni che hanno indebolito il loro potere di acquisto. La proposta è quella di estendere la famosa quattordicesima alle pensioni fino a 1500 euro. Questa scelta servirebbe a dare più reddito ai pensionati e sostenere i consumi e la domanda interna in una fase di drammatica recessione.

Tiziano Treu, presidente del Cnel, all'interno di un articolo pubblicato su formiche.net, mette in evidenza come sia palesemente cresciuto il divario generazionale in Italia se si vogliono considerare, oltre agli indicatori di ricchezza, le condizioni e i redditi di lavoro. Le retribuzioni dei giovani sono da tempo molto inferiori a quelle degli adulti (il 67% nel 1983) e si sono ulteriormente ridotte (nel 2015 erano il 60%). Le distanze sono ancora più accentuate se si considera il rapporto dei salari dei giovani con le retribuzioni degli over 60: erano al 70% nel 1984 e sono calati al 50% nel 2015. Sono rimaste infatti al lavoro quote crescenti di persone che erano in uscita: il tasso di occupazione fra 55 e 65 anni è cresciuto dal 29,8% del 1993 al 50,3% del 2016.

Pensioni: timori per il Mes

Bene o male il dito continua a rimanere puntato contro il Mes. La Commissione Ue e l'Eurogruppo sono stati molto generici con la sua firma come aiuto per l'emergenza coronavirus.

Sono soldi a strozzo che si pagano molto cari con rischi molto alti tanto per la sanità quanto per le pensioni - ha affermato Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista -. Del Mes si discute solo in Italia. Ma non dimentichiamo che in quel fondo ci sono già 14 miliardi degli italiani. Ora c’è una linea sanitaria senza condizioni. Se vogliamo migliorare le nostre strutture sanitarie nel territorio, nelle Università, nelle zone industriali, assumere medici e infermieri, ricordiamoci di quei soldi già messi dagli italiani. Forse il nostro paese dovrebbe farci un pensierino.

Nel dibattito interviene anche Ignazio Ganga, segretario confederale della Cisl:

Le Pensioni rimangono un elemento fondamentale del sistema sociale del paese e tanto più lo saranno nel futuro, pertanto pur nella complessita’ del momento, non dovranno diventare oggetto di scambio né essere considerate solo costo come è purtroppo avvenuto nel passato, ma piuttosto dovranno essere rafforzate per far fronte alle esigenze di protezione sociale sempre più pressanti»: così in una nota negli scorsi giorni.