Prima era solo uno spettro. Adesso è diventata qualcosa di più. Perché di patrimoniale, per la prima volta da quando è iniziata l'emergenza Covid19, ne ha parlato anche Giuseppe Conte in persona e lo ha fatto durante l'ultima conferenza stampa, quella in cui ha lanciato le linee guida per quella che di fatto è la fase 2 bis, ma sopratttutto per spiegare nel dettaglio in cosa consistono i 55 miliardi di euro del nuovo decreto rilancio.

Una tassa patrimoniale per restituire la doppia finanziaria?

Cinquantacinque miliardi equivalgono a una doppia manovra finanziaria. Dunque, una quantità sostanziosa di risorse da mettere sul tavolo per rilanciare la nostra economia. E sebbene gli aiuti europei siano ingenti, prima o poi, questi soldi andranno restituiti ed è qui che va a collocarsi l'idea di una tassa patrimoniale. Proprio a tal proposito, infatti, una risposta che ha fornito il premier a Palazzo Chigi, forse, è passata un po' sottotraccia.

"A tempo debito vedremo". Così Conte apre alla tassa patrimoniale

"In Italia vi è un grande risparmio privato. A tempo debito vedremo". Così Giuseppe Conte a chi gli ha chiesto di  una possibile patrimoniale come soluzione da adottare in futuro. Una risposta del genere apre tanti possibili scenari. Perché il premier non solo non ha escluso categoricamente di poler ricorrere a un prelievo forzoso nei conti correnti degli italiani, ma anzi ha sottolineato, seppur indirettamente, che le condizioni per farlo sono più che mai ideali, considerata l'elevata ricchezza privata degli italiani e le passività finanziarie molto basse rispetto al reddito lordo.

Italiani super risparmiatori, tassa patrimoniale inevitabile?

In buona sostanza, agli italiani, mediamente, non piace rischiare. Tende a non indebitarsi e il risparmio privato ha numeri tra i più alti nell'Unione Europea. Numeri confermati da Istat e Bankitalia: 10.000 miliardi di euro vale la ricchezza privata nel nostro paese. Il giornalista economico Mediaset Dario Donato, in una sua riflessione su Linkedin, ha scritto: "Questo è il motivo per cui potenzialmente c'è molto di aggredibile da parte dello Stato in caso di emergenza: le possibilità di imposta patrimoniale sono molteplici e remunerative. Con la frase 'a tempo debito vedremo', chi governa ha dimostrato di saperlo molto bene"

Patrimoniale in Italia, i primi a chiederla sono... i tedeschi!

D'altronde c'è da dire che il dato riportato da Istat e Bankitalia non è una novità. Tra i primi a segnalare il grande risparmio privato degli italiani sono stati i tedeschi. Ha fatto discutere infatti l'articolo pubblicato verso la fine del mese di aprile sulla rivista Manager Magazine a firma del giornalista tedesco Daniel Stelter, secondo cui esisterebbe un piano studiato direttamente dal governo della Germania che prevede un'imposta patrimoniale del 14% su tutti i conti correnti italiani, nessuno escluso, permetterebbe al nostro paese di rientrare in poco tempo nei parametri di Mastricht, facendoci rialliineare con i paesi più virtuosi dell'Unione.

Tassa patrimoniale in Italia per correggere il debito più alto d'Europa

Il debito pubblico italiano, al momento, è il più alto d'Europa: oggi superiamo il 137% del Prodotto Interno Lordo, per un valore superiore a 2.446 miliardi di euro. Siamo davanti al Portogallo, che ha un debito pari al 120,5% del Pil, e al Belgio, a quota 102,2%. Un'imposta patrimoniale come quella studiata dal governo federale tedesco permetterebbe al nostro paese di risalire fino al 60% del Pil, lo stesso valore della Germania, che al contrario è tra i paesi più virtuosi.

Tassa patrimoniale, c'è chi dice sì anche in Italia

Il senso è chiaro. Perché realizzare un ponte di prestiti costringendo tutti i paesi europei a partecipare in favore di una nazione che ha le risorse, i famosi 10.000 miliardi di euro di risparmio privato, per farcela da sola?

Non ci sono solo i tedeschi nella parte dei cattivi (che poi: sono davvero loro i cattivi? E se fossimo davvero noi il problema?). Nel senso che anche in Italia c'è chi sostiene che una tassa patrimoniale possa essere una buona soluzione che permetterebbe al paese di uscire dalla crisi in maniera pulita, veloce e senza andare a indebitarsi ulteriormente con altri paesi. 

La ricetta anticrisi di Farinetti: patrimoniale del 2% a tutti gli italiani

Secondo l'imprenditore Oscar Farinetti, numero uno di Eataly, la ricetta anticrisi è proprio una patrimoniale, un prelievo forzoso nei conti degli italiani uguale per tutti. "Quando una famiglia ha problemi finanziari cosa fa? Va in banca e utilizza i propri risparmi" aveva detto circa un mese fa. L'idea di Farinetti è un prelievo del 2% uguale per tutti, una percentuale decisamente più bassa rispetto al piano tedesco. Il tesoretto che ne verrebbe fuori sarebbe di circa 80 miliardi di euro, 35 in più rispetto alle risorse che serviranno per il decreto rilancio.

Sardine: tassa patrimoniale? Chiamiamola "prestito di solidarietà"

Oscar Farinetti non è l'unico ad aver parlato di patrimoniale in questo periodo di emergenza coronavirus. Mattia Santori delle Sardine aveva lanciato l'idea di un contributo dell'1%, dunque tra le varie proposte questa è quella di impatto minore sui risparmi degli italiani. Con una differenza. Secondo il giovane leader del movimento, uno dei problemi che gli italiani hanno con questa imposta è proprio il nome. "Tassa patrimoniale" non piace a nessuno. Proviamo allora a presentarla con un'altra espressione, come "prestito di solidarietà".

Pd: non una tassa sui patrimoni, bensì sul reddito

C'è anche il Partito Democratico che ha suggerito la patrimoniale per uscire dall'impasse in cui si trova il nostro paese a causa della pandemia del coronavirus. Non proprio un'imposta sui patrimoni, bensì sul reddito. Nel mirino della proposta di Graziano Del Rio e Fabio Melilli i cittadini oltre gli 80.000 euro all'anno, in tutto circa 800 mila su 41 milioni di contribuenti. Una tassa di solidarietà, che come espressione è un po' una via di mezzo tra il termine più classico e quello suggerito da Mattia Santori, che permetterebbe di raccogliere 1,3 miliardi di euro per i prossimi due anni. Proposta messa sul tavolo durante le discussioni del Decreto Cura Italia a cui è stata affiancata quella di Leu, che ipotizzava una patrimoniale vera e propria rivolta all'1,5% di chi detiene una ricchezza pari o superiore a un milione di euro, per un tesoretto del valore di 13 miliardi a disposizione dello Stato. 

Patrimoniale, quando Amato prelevò dai nostri conti correnti 

L'ultimo precedente di tassa patrimoniale applicata in Italia è quella che adottò nel 1992 l'allora presidente del Consiglio Giuliano Amato. La percentuale decisa fu dello 0,2%, cinque volte inferiore alla proposta più bassa finora presa in esame. Il provvedimento fece molto discutere, perché fu messo in atto nella notte tra il 9 e il 10 luglio 1992, legittimato con decreto d'urgenza pubblicato alla mezzanotte tra il 10 e l'11 luglio.

La manovra che l'ex premier Amato riuscì a mettere insieme raccolse 30.000 miliardi di lire, una cifra monumentale ma necessaria per riequilibrare i conti della finanziaria.

Fu uno dei periodi più turbolenti dal Dopoguerra per il nostro paese, messo in ginocchio da Tangentopoli, le stragi di mafie e la forte speculazione nei confonti della lira. La patrimoniale fu applicata sui conti correnti, sui depositi bancari e sulla casa, con un aumeto dei bolli sulle patenti e sui passaporti Inoltre, fu avviata la revisione del sistema pensionistico. 

Tassa patrimoniale, che cos'è

La patrimoniale è una modalità di prelievo che va a gravare sui risparmi acculumati e conservati nel tempo dai cittadini. Non c'è solo il denaro come bene "colpito". L'imposta può raggiungere beni immobili come azioni, obbligazioni, immobili e quindi case, proprietà e terreni. E' reale se è diretta su una singola componente della ricchezza del contribuente. Soggettiva, se viene applicata sulla ricchezza complessiva. E' fissa se un uguale importo viene versato indistintamente da tutti i soggetti, variabile se viene calcolata in base al patrimonio di ciascun cittadino. Straordinaria se applicata in casi eccezionali, una tantum senza periodicità, oppure ordinaria, se ha cadenza regolare (esempio: l'Ici, poi diventata Imu).