I versamenti e gli adempimenti fiscali, ai tempi del coronavirus, sono in stand-by fino a maggio. A riportarlo è FiscoOggi.it, il Quotidiano telematico dell'Agenzia delle Entrate, ma a far discutere sono, per il periodo di imposta 2015, i due anni in più concessi al Fisco per l'accertamento rispetto alla scadenza naturale e standard del prossimo 31 dicembre.

I tempi per gli accertamenti fiscali passano da 5 a 7 anni

Questo è quanto, infatti, ha riportato ilgiornale.it nel pubblicare un'intervista al presidente dei commercialisti, Massimo Miani, il quale ha tra l'altro messo in evidenza come l'aver concesso più tempo al Fisco per i controlli, passando da 5 a 7 anni, rappresenti a conti fatti una beffa per i contribuenti.

La gente non avrà più soldi, difficile incassare per lo Stato

Il presidente Miani ha inoltre fatto presente come, in questo periodo di emergenza, magari i commercialisti potranno continuare a lavorare, anche se con difficoltà, ma per lo Stato sarà difficile incassare in quanto è alto il rischio che di questo passo la gente non avrà più soldi.

Di crisi in crisi, pagare le tasse sarà difficile

In altre parole, con la pandemia di coronavirus nel nostro Paese si passerà purtroppo di crisi in crisi, dalla crisi sanitaria alla crisi economica che poi, inesorabilmente, si trasformerà in crisi finanziaria. Con la conseguenza che la gente non avrà più soldi per pagare le tasse.

Il Fisco resta a casa fino al 31 maggio del 2020

In ogni caso, quel che è certo per ora è che pure il Fisco resta a casa fino al 31 maggio 2020 sospendendo le attività di liquidazione, di controllo, di accertamento, di riscossione e di contenzioso, e pure i termini per fornire risposta alle istanze di interpello.