Tasse universitarie: a chi le esenzioni e a chi i salassi

Il governo innalza a 20.000 euro il reddito ISEE che da diritto all'esenzione delle tasse universitarie. Gli studenti però temono che questi sconti mettano in crisi i bilanci degli atenei e che saranno fatti pagare ai fuori corso.

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Con l’avvicinarsi dell’autunno per numerose famiglie si profila all’orizzonte una nuova serie di tasse. Si tratta di quelle per le iscrizioni ai corsi di laurea. Per alcuni ci saranno gioie grazie all’innalzamento col Decreto Rilancio del tetto di reddito richiesto per l’esenzione dal pagamento delle tasse. Per altri invece ci sarà forse un aggravio delle già pesanti tasse pagate negli scorsi anni accademici. 

Le tasse andranno corrisposte anche per quest’anno in due rate. La prima con scadenza alla fine di ottobre, salvo la deroga di alcuni giorni per singolo istituto. La seconda rata sarà da pagare entro il 31 maggio 2021.

Anticipiamo subito che per forza di cose si possono fare sono delle previsioni generali. L’autonomia degli atenei, infatti ha portato a disparità di tassazione anche molto rilevanti da un’università all’altra, pur rispettando le linee stabilite dal MIUR. Differenze ci sono anche a seconda del corso d studi scelti. I corsi di carattere scientifico che prevedono la frequenza anche di laboratori comportano anche un esborso maggiore in tasse. Ancora differenze ci sono per gli studenti che si devono immatricolare e per quelli che si iscrivono agli anni successivi. Infine tasse differenziare anche per gli studenti fuori corso e per i lavoratori.

Niente tasse per i redditi bassi

Fino allo scorso anno accademico la legge stabiliva che non dovessero pagare tasse gli studenti con un reddito ISEE non superiore a 13.000 euro che si immatricolavano per la prima volta. Il reddito di riferimento è quello della famiglia, a meno che lo studente abbia uno stato di famiglia autonomo.

Da quest’anno il reddito è stato innalzato fino a 20.000 euro. Inoltre per i redditi superiori, ma compresi entro i 30.000 euro ci saranno degli sconti compresi tra il 10 e l’80% a seconda della fascia di reddito in cui rientra lo studente. Per queste categorie sarà praticato uno sconto sul cosiddetto “contributo omnicomprensivo annuale” che assieme all’imposta di bollo e al contributo regionale per il diritto allo studio determina l’entità finale delle tasse universitarie. 

Lo sconto sarà dell’80% per i redditi fino a 22.000 euro, del 50% per le famiglie che arrivano a 24.000 euro, del 30% per gli ISEE fino a 26.000 euro, del 20% fino ai 28.000 euro e infine del 10% fino ai 30.000 euro.

Rimangono invariati i requisiti di merito che danno diritto all’esenzione delle tasse anche per chi si iscrive agli anni successivi. Per questi studenti è richiesto oltre al limite di reddito di essere in regola con il piano di studi e di aver acquisito tutti i crediti richiesti. Vi è tolleranza al massimo per un anno di fuori corso.

Ulteriori sconti sulle tasse dai singoli atenei

Nel rispetto dell’autonomia gestionale delle singole università la legge consente alle stesse di applicare ulteriori sconti sulla tassazione. In genere la dirigenza di ogni ateneo valuta opportunità di questo tipo tenendo conto di quanto siano in ordine i conti dell’istituto e delle cifre che si prevede di avanzare sulle spese. Quest’anno in considerazione delle difficoltà in cui si trovano le famiglie il governo ha deciso di intervenire anche in questo settore spingendo le università a diminuire in autonomia le tasse. A questo scopo sono stati stanziati 50 milioni di euro da distribuire tra gli atenei. Il decreto lascia libertà a ogni istituto di decidere se indirizzarli su uno dei tre canali sotto elencati, eventualmente anche senza stabilire un tetto di reddito. 

Si tratta di un ulteriore innalzamento del tetto della no tax area, oppure degli sconti previsti dal decreto legge fino ai 30.000 euro. Altra alternativa è quella di un esonero totale per le famiglie particolarmente colpite dalla crisi. Queste famiglie dovranno attestare il loro stato di difficoltà con una semplice autodichiarazione, salvo poi essere pronte a giustificarla in caso di controlli. Infine gli atenei hanno la possibilità di stabilire una tabella con altre categorie di studenti ai quali applicare uno sconto sulle tasse.

Chi finanzia la riduzione delle tasse

Nel Decreto Rilancio sono state messe a disposizione dei fondi, che saranno traferiti alle università in due diverse rate. Il primo versamento verrà fatto suddividendo le cifre tra tutti gli atenei che entro il 15 novembre di quest’anno avranno fatto pervenire al MIUR un prospetto delle esenzioni applicate. La seconda rata, partirà dopo il 15 marzo 20201. Data ultima per inviare il saldo di tutte le esenzioni o riduzioni

Le cifre a disposizione sono 50 milioni da destinare a coprire l’innalzamento del numero degli esonerati dal pagamento delle tasse. Altri 65 milioni copriranno gli sconti per chi ha un ISEE compreso tra i 20.000 e i 30.000 euro. Infine ulteriori 50 milioni dovrebbero bastare a coprire gli ulteriori sconti sulle tasse decisi in autonomia da ogni singolo ateneo.

Per i fuori corso tasse alle stelle

Gli studenti fuori corso continuano a essere i più tartassati all’interno elle università. Anche qui le cifre e le percentuali esatte dipendono da ateneo a ateneo. In media però pagano circa il 50% in più di uno studente in regola con gli esami. Se poi si tratta di ragazzi provenienti da famiglie con un reddito discreto la somma da pagare lievita ancora di più. 

In una situazione in cui le università, probabilmente non riusciranno a coprire con le somme stanziate dal governo tutti gli sconti praticati alle matricole e agli studenti regolari si teme che a pagare siano ancora uno volta i fuori corso. Forse non nell’immediato, quando è difficile fare conti precisi, ma per le prossime annualità c’è chi lancia un allarme.

Le recenti sentenze del mese di luglio dei TAR della Lombardia e del Veneto che hanno condannato due università a restituire parte delle tasse versate dagli studenti fuori corso dà l’idea di quanto la questione sia effettivamente pesante e di come comunque gli studenti non siano disposti ad adeguarsi in modo passivo. 

Tasse scontate per i lavoratori e per gli studenti part time

Spesso la ragione del ritardo a completare gli studi dipende dalla necessità di lavorare durante il corso degli studi. Questa ipotesi è prevista dalla legge e tutte le università vanno incontro a questi ragazzi con degli sconti sulle tasse. Le condizioni per essere dichiarato studente lavoratore sono di poter dimostrare di avere un regolare contratto di lavoro o di avere una partita IVA. Dovranno inoltre dimostrare di ricavare un reddito dalle attività. Gli sconti sulle tasse sono variabili a discrezione di ogni ateneo.

Gli studenti part time, invece sono quelli che non solo per ragioni lavorative, ma anche familiari o di salute prevedono di non riuscire a sostenere regolarmente tutti gli esami richiesti. Si tratta di una possibilità prevista da tutti gli istituti secondo regole leggermente diverse. Di solito però agli studenti viene dato il doppio degli anni previsti per uno studente a tempo pieno, prima di acquisire lo status di fuori corso. Nel complesso quindi le tasse saranno inferiori.

Tasse per le università private

Tutto quanto detto sopra riguarda le università statali. Altro discorso se invece si parla di università private. Qui le cifre sono molto più alte e pur essendo previste borse di studio e esenzioni la spesa di accesso è sempre di rilevo. Per esempio La Bocconi di Milano, che si trova in cima alla classifica degli istituti più cari in Italia, chiede a uno studente del primo anno per immatricolarsi alla facoltà di giurisprudenza la cifra di 12.889 euro. Per agevolare gli studenti sono comunque previsti programmi di rateizzazione. Vengono inoltre messi a disposizione sconti sulle tasse sulla base del merito o del reddito La quota più bassa prevista è comunque di oltre 4.700 euro.

Detrazioni tasse universitarie

Per chi non rientra nella fascia di esenzione un piccolo aiuto arriva dalla possibilità di portare le tasse in detrazione nella dichiarazione dei redditi. Ogni anno viene emesso un decreto che stabilisce con esattezza le cifre detraibili. Per il 2020 è previsto che possano essere detratte il 19% delle spese sostenute. Per spese si intendono le tasse di immatricolazione e iscrizione anche fuori corso, quelle per i test di ammissione e per la partecipazione ai tirocini. Chi frequenta una scuola pubblica ha diritto all’intera detrazione, chi frequenta una scuola privata si deve basare su una tabella predisposta dal MIUR e divisa per zona geografica di frequenza e facoltà scelta dove sono fissate le cifre massime detraibili.