Telecom Italia colpita dalle vendite. Pesano le bocciature dei brokers

Il titolo fa registrare la peggiore performance tra le blue chips, penalizzato dalla revisione delle raccomandazioni di Bernstein e di Ubs. Positiva la view di Citigroup.

In una giornata caratterizzata da un clima festivo in Italia per via della ricorrenza del 2 giugno, Piazza Affari mostra un andamento piuttosto debole quest’oggi, con una negatività leggermente più accentuata rispetto a quella delle altre Borse europee. Tra le blue chips viene colpita di altre dalle vendite Telecom Italia che continua ad occupare l’ultimo posto del paniere principale. Il titolo infatti, dopo un’apertura in calo sopra quota 1 euro, ha abbandonato tale soglia, passando di mano negli ultimi minuti a ridosso dei minimi odierni. Le azioni del gruppo di telecomunicazioni vengono scambiate infatti a 0,9895 euro, con una flessione del 3,09%. Piuttosto bassi i volumi di scambio che, complice il clima festivo della seduta odierna, hanno visto transitare sul mercato poco più di 42 milioni di azioni. A mettere sotto pressione Telecom Italia, oltre alla negatività che sta interessando il mercato, è anche la debole intonazione del settore telefonico a livello europeo. Il titolo risente inoltre della bocciatura arrivata quest’oggi da Bernstein che ha deciso di ridurre la raccomandazione da “outperform” ad “underperform”, con un prezzo obiettivo fissato a 0,89 euro per le azioni ordinarie e a 0,72 euro per quelle della categoria di risparmio. Gli analisti hanno tagliato le stime sull’utile per azione per quest’anno nell’ordine del 10% e per il 2010 del 21%, convinti che Telecom Italia probabilmente non sarà in grado di raggiungere i target previsti. Ciò farà sì che si andrà incontro ad un minore free cash flow per coprire l’attuale dividendo nei prossimi tre anni e per tagliare il debito del gruppo di 5 miliardi di euro. Bernstein inoltre riporta l’attenzione sul fatto che Telecom Italia è particolarmente vulnerabile al contesto macro più debole. L’economia del Belpaese si è deteriorata in misura maggiore di quella di altri Paesi e ciò avrà ricadute negative sull’ex monopolista italiano che è esposta soprattutto all’interno dei confini nazionali.