Ci sono notevoli possibilità di danni dal punto di visto economico. Se i dazi vengono aumentati e, contemporaneamente, viene anche ampliato il loro raggio d’azione per includere le aree attualmente escluse delle importazioni cinesi (circa 300 miliardi di dollari) -  fattore che porterebbe a una sorta di risposta da parte della Cina – stimiamo che nel 2019 la crescita del PIL di Pechino potrebbe scendere di 0,3-0,5 punti percentuali. Così si potrebbero compensare in modo efficace tutti i guadagni derivanti dagli stimoli fiscali accumulati quest'anno.

Volatilità all'orizzonte

Salman Ahmed e Didier Rabattu si aspettano che la volatilità rimanga elevata, viste le attuali tensioni commerciali. Qui di seguito le opinioni di Salman Ahmed e Didier Rabattu:

È possibile che i negoziati commerciali prima di migliorare subiscano un certo deterioramento e l'eventuale accordo potrebbe essere raggiunto entro la fine dell’estate. Salman Ahmed e Didier Rabattu ritengono che venerdì assisteremo a un rinvio dell’incremento dei dazi ma, tuttavia, le tensioni restano elevate.

È probabile che la volatilità resti generalmente, soprattutto per gli asset focalizzati sulla Cina, e riteniamo anche che il flusso di notizie incida sull’oscillazione del prezzi. 

Nella situazione attuale i Treasury statunitensi e, in misura minore, anche il dollaro, sono diventati un bene rifugio.

È probabile che le revisioni al rialzo della crescita globale si arrestino, con il rimbalzo della crescita cinese che è sotto esame. L'impatto positivo del paese sulla crescita globale è già stato più debole del previsto.