Yoram Lustig, Responsabile delle Soluzioni Multi-Asset, EMEA, T. Rowe Price, spiega che nei 10 anni successivi alla crisi finanziaria, i titoli growth - in particolare quelli del settore tecnologico - hanno superato di gran lunga quelli value. Ma il dibattito su quale sia lo stile di investimento che offre i migliori rendimenti sul lungo termine è lungi dall’essere chiuso. I titoli growth hanno tratto sostegno da un certo numero di fattori specifici all’attuale ciclo economico. Quando il mercato cambierà, gli investitori dovranno essere preparati a un potenziale ritorno alla ribalta dei titoli value.

In teoria, sul lungo termine, l’investimento orientato al valore dovrebbe produrre migliori risultati rispetto a quello orientato alla crescita. Se da un lato ci si aspetta che i titoli growth crescano a un tasso superiore alla media rispetto al mercato, dall’altro quelli value appaiono interessanti su base relativa. Poiché vengono acquistati a un prezzo inferiore rispetto al valore intrinseco, l’idea è che tale prezzo finirà col convergere con il valore.

Questa è la teoria. In pratica, i titoli value hanno sottoperformato quelli growth dal 2007 - la fase rialzista più duratura mai registrata per i titoli growth - e hanno quindi perso attrattiva. A cosa è dovuto questo cambiamento? E cosa significa per gli investitori?

QUANDO I TITOLI VALUE PERDONO VALORE

Come per qualsiasi altro investimento, le valutazioni dei titoli value e growth attraversano dei cicli - spiega Yoram Lustig -. Una misura della valutazione dei titoli sono i rapporti prezzo/utili (P/E). Tipicamente il rapporto P/E dei titoli growth è più elevato rispetto a quello dei titoli value e ciò non è sorprendente dato che una delle definizioni di questi ultimi è di avere dei rapporti P/E relativamente bassi. Tuttavia, nel 2008 il rapporto P/E dei titoli value ha superato quello dei titoli growth.