Il mercato azionario USA, rappresentato dall’indice SP500, ci ha confermato ieri il fallimento, almeno momentaneo, del suo progetto di tornare ai massimi con una sola fulminea cavalcata.

Per la terza volta consecutiva la seduta non è riuscita a chiudersi al di sopra della resistenza di 2.892. Inoltre ieri tutta la seduta è stata vissuta col segno negativo e la barra disegnata dall’indice è ribassista.

Nulla di drammatico (-0,21%). Però la certificazione che gli entusiasmi della scorsa settimana appaiono eccessivi e richiedono almeno un po’ di arretramento prima di tentare eventualmente un nuovo decisivo attacco.

Se la questione dei dazi al Messico è stata risolta da Trump con un accordo muscolare ai danni del minuscolo stato centroamericano, molto più ostica si conferma la partita con la Cina. Trump ha nuovamente comunicato la sua convinzione che l’accordo si troverà, riuscendo così ad arginare le perdite di Wall Street. Del resto la mente di Trump non riesce proprio a contemplare ipotesi di sconfitta o anche solo di arretramento delle pretese. Ma le continue minacce ai cinesi e la rigidità negoziale mostrata stanno infastidendo sempre più i cinesi e rendono assai remota la possibilità che al G20 di Osaka a fine mese avvenga l’incontro Trump-Xi per appianare le molte asperità negoziali.

Inoltre il settore tecnologico ha perso decisamente smalto rispetto ai mesi passati, pressato dalle sanzioni e dai dazi contro la Cina che ne limitano il business, e dall’aumento delle pressioni delle autorità di controllo sulla questione del trattamento dei dati degli utenti e sulle posizioni monopolistiche delle grandi big del Nasdaq. Infatti ieri il Nasdaq100 (-0,55%) ha perso più dell’indice globale USA.