Mark Haefele, Global Chief Investment Officer Wealth Management di Ubs, spiega che le tensioni tra Stati Uniti e Iran sembrano destinate a proseguire, ma lo scenario di riferimento di Mark Haefele non prevede un’escalation di rilievo, poiché i due Paesi non hanno interesse a scatenare un conflitto militare di più ampia portata. Pertanto, il recente attacco iraniano a una base statunitense in Iraq dovrebbe avere un impatto limitato e di breve durata sui mercati finanziari. Mark Haefele mantiene il sovrappeso sulle azioni statunitensi e dei mercati emergenti e continua ad aspettarsi una stabilizzazione del greggio su livelli più bassi. Il recente aumento delle tensioni geopolitiche sottolinea l’importanza della diversificazione globale e rafforza la nostra convinzione che i beni rifugio, come l’oro e lo yen giapponese, possano aiutare ad abbassare la volatilità del portafoglio.

I fatti

Mercoledì l’esercito iraniano ha messo in atto la rappresaglia annunciata lanciando missili contro una base a gestione congiunta statunitense/irachena in Iraq. L’attacco, confermato dal governo americano, ha fatto seguito al raid aereo compiuto la scorsa settimana dagli Stati Uniti in Iraq, nel quale è stato ucciso il leader militare iraniano Qasem Soleimani. Le valute rifugio, ovvero lo yen giapponese (JPY) e il franco svizzero (CHF), hanno registrato un rialzo, ma di modesta entità: entrambi sono saliti di non più di 50 punti base (pb), mentre il rendimento dei Treasury statunitensi a 10 anni è sceso a quasi l’1,70%, per poi riprendersi. Il greggio WTI e l’oro sono saliti rispettivamente del 5% e del 2,3%, prima di stabilizzarsi su livelli più bassi, e i mercati azionari asiatici hanno aperto in lieve calo.