Ai dipendenti pubblici spetta il regime TFR o il TFS alla fine del rapporto di servizio? Quando scade la possibilità di optare per il passaggio tra TFS al TFR? Che cos'è la Buonuscita e chi ne ha diritto? Come funziona la detassazione TFS? Quanto conviene? Il dipendente che accede a un piano di pensionamento con Quota 100, anzianità o vecchiaia, può presentare una domanda di finanziamento? Queste sono solo alcune delle domande pervenute dai lettori a cui forniamo notizie utili secondo gli ultimi aggiornamenti in tema di previdenza. 

Sappiamo che i lavoratori del comparto privato con la fine del trattamento di rapporto ricevono la liquidazione, comunemente chiamata TFR. Per i dipendenti del settore pubblico la Buonuscita diventa TFS che varia in virtù dell’Amministrazione presso cui si è svolta l’attività lavorativa. Non tutti (forse) sanno che nel TFS sono comprese tre variabili di liquidazioni, quali: 

  • IBU (indennità Buonuscita) riservato al comparto Ministeri, Fiscali, Scuola, AFAM e Università;
  • IPS (indennità premio servizio) riservato ai lavoratori che rientrano nel comparto degli Enti Locali, Regioni e SSN (Servizio Sanitario Nazionale);
  • AI (indennità anzianità) riservato ai lavoratori impegnati nel settore degli Enti Pubblici non Economici e Camere di Commercio.

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TFS: modalità e disposizione delle prestazioni dell’indennità di Buonuscita

Il TFS rappresenta la liquidazione di tutti i lavoratori del settore pubblico che hanno sottoscritto un contratto indeterminato entro la data del 31 dicembre 2020, e soprattutto che non hanno aderito a un Fondo Pensione Complementare (Espero e Perseo). Per i lavoratori con contratto a tempo determinato o indeterminato dopo la data del 31 dicembre 2020, scatta in automatico la liquidazione TFR.

Attenzione! Per i dipendenti dei Ministeri e per quelli che impegnati nell’Università, il trattamento di fine rapporto viene regolamentato dal CCNL (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro). Per i rapporti di lavoro contrattualizzati regolarizzati dalla legge, valgono i Fondi Pensione Complementare Perseo Sirio e Espero.   

Il TFS segue un assetto ben preciso che ne delinea la tempistica, nonché gli importi. Con la fine del rapporto di lavoro ai dipendenti spetta il pagamento dell'Indennità di Buonuscita, così come disposto dall’articolo 12, comma 7, decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78. Secondo la seguente ripartizione delle rate, quale:

  • un solo importo annuale nel caso d’importo globale lordo del valore pari o inferiore a 50.000 euro;
  • suddivisa in 2 quota annuali, nel caso in cui l’importo totale lordo risulti essere maggiore di 50.000 euro e minore di 100.000 euro. In questo caso, è prevista una prima rata del valore di 50.000 euro, mentre la successiva, ossia la seconda rata corrisponde al residuo dell’importo. Il pagamento della seconda rata scatta dopo un anno dalla data di decorrenza del pagamento della prima rata;
  • in 3 quote annuali, nel caso in cui l’importo totale lordo risulti essere maggiore di 100.000 euro. In tal caso vengono pagate 2 rate (prima e seconda) di pari importo del valore di 50.000 euro, mentre la terza quota corrisponde alla parte residua. Il pagamento della seconda e terza rata sarà versato dopo 12 e 24 mesi dalla data di decorrenza del pagamento del primo importo (1° rata). 

TRS e TFR: scadenze e interessi di mora 

Come riporta Pensioni & Lavoro le scadenze dei pagamenti variano in virtù delle cause che hanno determinato la cessazione del rapporto di lavoro, come:

  • in presenza di una cessazione dal servizio per motivi dovuti a inabilità o decesso il pagamento avviene entro 105 giorni;
  • pagamento entro 12 mesi, nel caso di fine del rapporto di lavoro riconducibile al motivo di conseguimento della soglia di età, oppure legato al limite di servizio. Come ad esempio, può essere un contratto a tempo determinato;
  • pagamento entro 24 mesi per tutte le altre ipotesi di fine rapporto di lavoro, come ad esempio dimissioni, licenziamento e così via.

Va ricordato che spettano gli interessi di mora nei seguenti casi, quali:

  • pagamento ricevuto dopo 105 giorni nel quadro dei casi che rientrano nel termine breve;
  • per tutte le altre ipotesi trascorsi 3 mesi a partire dalla data di decorrenza dei 12 mesi, oppure 24 mesi dalla conclusione del rapporto di lavoro.

Eccezion fatta per il personale che ha perfezionato il diritto alla pensione dopo la data del 12 agosto 2011 e non oltre il 31 dicembre 2013. Per il personale del comporto scuola e Afam che ha maturato il diritto alla pensione dalla data del 31 dicembre 2011 fino al 31 dicembre 2013.

Precisiamo che i dipendenti pubblici ai fini del pensionamento con Quota 100, come sancito dall’articolo 14 del Dlgs 4 del 28 gennaio 2019, il pagamento del TFS segue i criteri delle pensioni di vecchiaia o anticipata. Il dipendente che ottiene un piano di pensionamento con Quota 100, vecchiaia e così via, può presentare una domanda di finanziamento garantito dallo Stato, per un’indennità di servizio fino a un valore massimo di 30.000 euro, presso le banche, oppure, innanzi agli intermediari finanziari (in presenza di accordi siglati tra Abi e ministeri).

TFS e TFR: come funziona la detassazione e quanto conviene?

Ai sensi e per gli effetti dell’articolo 24 del Decreto Legge n. 4/2019 viene ridimensionata l’applicazione dell’IRPEF (imposta sul reddito delle persone fisiche), ridotta sull’indennità di fine servizio e per la conclusione del rapporto di lavoro. In sostanza, l’applicazione della misura viene ripartita sul prestito TFS e TFR con una tassazione del 17%. L’aliquota viene così ridimensionata, come:

  • una percentuale dell’1,5% riferita alle indennità liquidate dopo 12 mesi dalla fine del rapporto lavorativo;
  • un tasso del 3% applicato per le indennità corrisposte nei successivi 24 mesi dalla conclusione del rapporto di lavoro; 
  • una percentuale del 4,5% per le indennità liquidate oltre 36 mesi dalla fine del rapporto lavorativo;
  • un tasso del 6% per le indennità corrisposte nei successivi 48 mesi dalla conclusione del rapporto di lavoro; 
  • una percentuale del 7,5% per le indennità liquidate oltre 60 mesi dalla fine del rapporto lavorativo.  

Se la data della cessazione del rapporto lavorativo riporti una data precedente all'1° gennaio 2019 il calcolo dei mei decorre a partire da tale termine. Le aliquote ridotte non vengono utilizzate su importi del valore superiore a 50.000 euro. 

TFS e TFR: come funziona la detassazione fiscale nel 2020?

Per comprendere il funzionamento della detassazione applicato sul TFS e TFR proviamo a ipotizzare un esempio di dimissioni. Se un dipendente del comparto pubblico rilascia le proprie dimissioni nell’arco del mese di gennaio 2020 per il conseguimento di un’anzianità contributiva pari a 42 anni e 10 mesi per un ammontare complessivo lordo del valore di 160mila euro. La detassazione come riporta Pensioni Oggi, cambia nel seguente modo, quale:

  • in questo esempio il TFS, viene pagato trascorsi i 24 mesi dalla data di dimissioni. Sulla prima quota di TFS viene spalmata una detassazione del 3%. Perché? L’indennità viene liquidata dopo 24 mesi dalla data di cessazione del rapporto lavorativo;
  • alla seconda quota viene applicata un tasso del 4,5%, perché liquidata dopo 12 mesi decorsi dalla data del pagamento della prima quota, ossia trascorsi 36 mesi della fine del servizio lavorativo. Quest’ultima riduzione viene applicata sul reddito imponibile pari o inferiore a 50.000 euro; 
  • infine, sulla terza quota il tasso ridotto da applicare dovrebbe attestarsi al 6%, tuttavia tale riduzione non si potrà spalmare. Perché? Il reddito imponibile collegato alla rata proviene nella fetta oltre i 50.000 euro.

Come abbiamo visto, il meccanismo che porta in riduzione il tasso di applicazione è tarato per ottenere una maggiore detrazione fiscale in proporzione del periodo che intercorre tra la fine del servizio e la liquidazione delle rate. Situazioni facilmente incrociabili con il pensionamento con Quota 100, Ape sociale e così via. 

Una riflessione in questi casi va fatta, perché la normativa prevede l’applicazione di ulteriori dilazioni collegate al perfezionamento del diritto alla prestazione e non della reale fine del rapporto di lavoro. Cosa succede? Ad esempio, se un dipendente del settore pubblico accede alla pensione con Quota 100 riceverà la prima quota di liquidazione del TFS non dopo 24 mesi dalla data di fine servizio, ma bensì, decorsi 12 mesi dal conseguimento dell’età di 67 anni. In poche parole, dopo circa 4 o 5 anni dalla fine del rapporto di servizio. C’è da dire che in questi casi è possibile l’applicazione del tasso del 7,5%, una detassazione fiscale in occasione della liquidazione della rata successiva alla prima del TFS. 

TFS: come cambia la detassazione con la cessazione di servizio dopo il 2019

Nel caso in cui il dipendente presenti la cessazione dal servizio entro la data del 31 dicembre 2018, l’applicazione delle percentuali che portano al risparmio fiscale decorre dal 1° gennaio 2019. Se consideriamo, ad esempio, un pensionato uscito dal lavoro alla data del 1° marzo 2017 con il conseguimento di un’anzianità contributiva pari a 42 anni e 10 mesi. In questo caso, non vi è riduzione applicabile sulla prima quota del TFS liquidata nel periodo di marzo 2019. Perché? Tra il tempo intercorso dal 1° gennaio 2019 e la liquidazione dell’indennità di servizio nella prima rata passano all’incirca 2 mesi. Tuttavia, le riduzioni vengono applicate sui pagamenti successivi, ossia a partire dalla seconda rata liquidata nel marzo 2020 con un tasso in riduzione del 1,5%. 

Confermate le clausole di salvaguardia (articolo 1, comma 9 Legge 27 dicembre 2006 n. 296), che consente la tassazione del TFS attraverso l’applicazione di aliquote graduali in vigore dalla data del 31 dicembre 2006.

TFS e TRF: come avviene il passaggio dei dipendenti?

Il TFR (trattamento di fine rapporto) e il TFS (trattamento di fine servizio) rappresentano i compensi maturati a titolo di indennità di liquidazione o di buonuscita, nel momento in cui viene a cessare il rapporto di servizio con l'ente, oppure l’amministrazione di appartenenza.

I dipendenti in base all'anno di assunzione, nonché al tipo di contratto siglato si trovano in regime del TFR o del TFS. Nello specifico: 

  • sono assoggettati al regime TFR i lavoratori assunti con contratto a tempo determinato dopo il 30 maggio 2000. Se assunti con contratto a tempo indeterminato dopo la data del 1° gennaio 2001;
  • si trovano in regime TFS i dipendenti assunti a tempo indeterminato con un contratto siglato prima della data del 1° gennaio 2001; 

Come si legge dal servizio NoiPA I dipendenti esclusi dal regime TFR e, quindi, che si trovano in regime del TFS possono aderire a un fondo pensionistico complementare che consente l’assoggettamento al TFR.

La normativa consente al dipendente di valutare varie ipotesi durante il rapporto lavorativo. Infatti, è possibile optare per il riscatto dell’intero ammontare accantonato con la cessazione del rapporto di servizio, oppure, dirigere tale importo in un Fondo di previdenza complementare. 

I dipendenti possono riscattare sempre per fini pensionistici e previdenziali, i periodi compatibili e considerati utili, come ad esempio, il periodo degli studi universitari e il servizio militare. Non rientrano nella valutabilità i periodi di servizio resi ai privati. 

TFS e TFR: la scelta del passaggio scade il 31 dicembre 2020 

Come si legge dal messaggio INPS n. 2642 del 14-06-2016, i dipendenti entro il 31 dicembre 2020 dovranno scegliere se destinare l’ammontare del trattamento di fine servizio aderendo a un fondo pensionistico complementare. Il passaggio da TFS in TFR è disciplinato dall’articolo 59, comma 56, della Legge 27 n. 449 del 27 dicembre 1997. Tale diritto viene esercitato attraverso la sottoscrizione del modulo di adesione al fondo pensione. 

Precisiamo che i dipendenti del comparto pubblico in regime TFS entro la data del 31 dicembre 2020, possono scegliere il regime previdenziale TFR, con la sottoscrizione al Fondo Espero e al Fondo Perseo Sirio.