Il tema della copertura dell’intero territorio nazionale con una rete internet in grado di superare le disuguaglianze, garantendo a tutti gli italiani un accesso diretto ad una rete efficiente, è forse la sfida più grande che attende il settore delle TLC nel prossimo futuro. Si tratta non soltanto di garantire una connessione agli utenti, ma a tutti gli effetti, in un 2020 che ha rivelato quanto utile possa rivelarsi avere sempre a disposizione una connessione efficiente per lavorare, studiare e comunicare con i famigliari, una necessità che contribuisce a garantire coesione sociale.

Per vincere questa sfida, sarà fondamentale raggiungere le cosiddette “aree bianche”, quelle aree in cui più di tutte le altre si consuma il digital divide, quel “divario digitale” che sussiste tra chi ha effettivamente accesso ad una rete internet e chi invece ne è escluso, in quanto la copertura della zona di riferimento non si rivela sufficientemente “profittevole” per gli operatori. In un contesto di questo tipo, emerge però il risultato di TIM, che negli ultimi mesi ha messo in campo uno sforzo notevole in tal senso, con interessanti risultati. 

TIM ha raggiunto due terzi delle famiglie nelle “aree bianche” con la propria rete

Leggendo i dati, infatti, si scopre che TIM ha raggiunto, negli ultimi mesi, oltre 2.700 Comuni appartenenti ad aree rurali o definite “a bassa densità” abitativa. Un risultato che, considerando la distribuzione demografica della popolazione italiana sul territorio, si traduce nel raggiungimento di due famiglie su tre tra quelle che abitano le “aree bianche”, dove chiaramente l’interesse economico non è tale da “stimolare” una reale concorrenza da parte di altri operatori.

Forse facendo anche fede al suo passato di operatore unico, ruolo ormai decisamente lontano nel tempo considerando l’ampio numero di concorrenti, colpisce inoltre il risultato qualitativo dell’operazione voluta da TIM, che non si è limitata a portare in queste aree una soluzione di connettività, ma ha operato qualitativamente guardando al futuro, accelerando sulla fibra ottica e garantendo anche a queste aree la copertura della propria banda ultralarga.

Una “scelta di campo” a tutti gli effetti per TIM, che oltre a cablare aree finora non raggiunge da una rete ultraveloce, offre a questa parte del territorio italiano la possibilità di non rimanere “tagliata fuori” dalla rete nazionale, con importanti ricadute non solo economiche ma, come si è visto anche nei primi mesi dell’anno, anche sociali.

Non solo aree bianche: il 5G di TIM è il primo in Europa a superare la velocità di 4GB/sec

Va detto che, oltre alla copertura delle aree bianche e alla volontà di colmare il divario digitale esistente tra aree diverse del Paese, TIM sta ben lavorando anche in tema di innovazione tecnologica. L’azienda italiana si conferma protagonista in termini di innovazione nel settore della tecnologia 5G, dove la rete TIM è la prima in Europa a registrare stabilmente valori di velocità superiori a 4 Gigabit al secondo. Un risultato possibile anche al buon lavoro in termini di relazioni svolto dall’azienda guidata da Luigi Gubitosi: il primato europeo di TIM è stato raggiunto in collaborazione con Ericsson e Qualcomm Technologies, partner di primo livello con i quali l’azienda ha conseguito l’importante risultato. Non si tratta del primo successo in campo 5G, dove effettivamente l’Italia si sta togliendo diverse soddisfazioni: dopo che nel 2017 TIM ha dato il via alla prima connessione 5G in Italia, nel 2018 l’azienda è stata protagonista della prima videochiamata 5G in Europa.

In un momento storico dove “rimanere connessi” non significa solo avere accesso a servizi, ma anche rimanere in contatto con parenti e amici in momenti di difficoltà come quello attuale, vincere la sfida del digital divide e guidare l’innovazione in campo 5G è forse più di una semplice sfida tecnologica. E, per una volta, in Italia risulta protagonista una azienda italiana, senza “guide estere” a trainare il mercato.