Non è durato granchè l'ottimismo generato da Trump e dall'ufficio stampa della Casa Bianca. Già ieri sera, nell'ultima ora di contrattazioni, l'S&P 500 ha annullato il vantaggio, chiudendo con una modesta perdita.

Successivamente, l'apertura della seduta asiatica è stata turbata dalle dichiarazioni di Trump ad una manifestazione in Florida. Il Presidente ha dichiarato che i Cinesi hanno distrutto l'accordo ("broke the deal"), ma che " non c'è nulla di negativo nel prelevare 100 miliardi di dollari l'anno in dazi" in assenza di un accordo. Trump ha aggiunto che la delegazione e in arrivo e qualunque cosa succeda, non c'è da preoccuparsi, perchè per gli USA finirà bene. Il che è un po' più ambiguo delle dichiarazioni di ieri sera. Inoltre, sul WSJ è comparso un pezzo in cui tra l'altro si sostiene che Vicepremier Liu He giunge a Washington senza la qualifica di Special Envoy, cosa che indica che non ha molto margine di manovra per fare concessioni.

Infine, il Global Times, un tabloid ufficiale cinese prodotto del quotidiano ufficiale del Partito Comunista Cinese ha pubblicato un editoriale molto duro, in cui sostiene che la Cina non indietreggerà di fronte alle minacce USA.

Con queste premesse, la seduta asiatica è stata un altro disastro, con perdite diffuse e copiose su tutti i principali indici, con la notevole eccezione di Sydney, tenuta su dal settore bancario.

E' significativo che oggi le peggiori piazze non siano quelli cinesi, ma Seul e Tokyo, vale a dire le borse dei paesi più export oriented dell'area. Dopo aver massacrato ben bene gli asset cinesi, gli investitori passano agli asset delel economie più impattate da difficoltà del global trade.