Come giornata clou della settimana, quella odierna non ha certo deluso. E ancora attendiamo il risultato delle elezioni UK (pardon per il lapus di ieri, in cui avevo indicato gli exit polls per ieri sera anzichè stasera: ho bisogno di ferie).

Ieri sera avevo concluso dicendo che non bisogna mai sottovalutare la capacità di una Banca Centrale di essere più dovish delle attese. E' il caso del  FOMC di ieri, partito con attese di "dovish hold", e per la  cui performance fa fede il movimento dei mercati: azionario in moderato rialzo, tassi treasury in calo, oro su e Dollaro in ritirata.

La reazione ha principalmente a che veder con le condizioni messe da Powell per rialzare i tassi, ovvero un "significativo e persistente aumento dell'inflazione", e con la Dot Plot a indicare tassi stabili per tutto il 2020, con solo 4 membri su 17 a indicare un rialzo. La mediana mostra poi un rialzo nel 2021 e uno nel 2022. Per quel che può valere, visti i rialzi programmati per il 2019,  poi trasformatisi in tagli.

Per il  resto, lo statement è stato molto simile a quello di ottobre, pur con la  cancellazione della notazione sul permanere delle incertezze sull'outlook, a significare che il Committee nutre maggior fiducia nella propria view. Ad ogni buon conto Powell ha temperato la positività, indicando tra l'altro che il mercato del lavoro è meno tirato di quanto suggerisce il livello della disoccupazione. Insomma, l'asticella per tornare ad alzare i tassi è molto, molto alta.

Stamattina l' Asia ha accolto con sentiment contrastato le news: Buone reazioni da Hong Kong, "H" shares, Seul, Taiwan e Mumbai, indifferenza da Tokyo,"A" shares, e male Sydney e Jakarta. A deprimere Shanghai, eventualmente, dichiarazioni da parte dei media cinesi secondo cui le Autorità devono pensare a piani alternativi perchè i rischi esterni stanno crescendo, una conferma implicita delle indiscrezioni comparse su Reuters e NYT secondo cui Trump avrebbe programmato un meeting per decidere sui dazi con i suoi consulenti, molti dei quali sarebbero del parere di andare avanti con l'aumento dei dazi.