Arriva oggi l'ultima ciliegina della torta rappresentata dal licenziamento del Segretario di Stato Rex Tillerson. Il rapporto tra i due era teso da tempo, ovvero da quando Tillerson aveva chiesto al tycoon di mantenere l'accordo sul nucleare iraniano. Non solo, ma lo stesso Tillerson era stato duramente criticato da Trump per la sua decisione di continuare i colloqui con la Corea del Nord, colloqui che, forse, potrebbero aver portato al disgelo fra le due nazioni con un possibile incontro, finora solo teoricamente auspicato, tra le delegazioni Usa e nordcoreana. Tillerson sarà rimpiazzato da Mike Pompeo, a sua volta sostituito a capo della Cia da Gina Haspel, prima donna a ricoprire la carica.

Resta poi da sciogliere ancora il nodo della guerra commerciale

Guerra commerciale o no?

La domanda è forse superflua viste le iniziative prese dall'amministrazione Trump contro i prodotti provenienti dall'Unione Europea e dalla Cina, anche perché ormai nessuno ne fa più mistero: la guerra economica c'è e presto potrebbe anche esacerbarsi. Infatti Pechino, anch'essa coinvolta nei dazi, ha rimosso con una riforma costituzionale, i limiti del mandato presidenziale, permettendo all'attuale presidente Xi Jimping di restare in carica a vita o comunque ben oltre la naturale scadenza del suo secondo mandato fissata per il 2023. In tutto questo turbinio di notizie, anche l'Italia rischia. E non poco. Se infatti l'aumento del 25% sull'acciaio e del 10% sull'alluminio rappresentano per l'amministrazione repubblicana (e non tutta) una sorta di misura di sicurezza contro l'invasione delle società cinese finanziate dallo stato e che perciò si possono permettere di invadere il mercato con prodotti a basso costo, dall'altro il Belpaese risulta essere anche lui un grande esportatore verso l'orizzonte statunitense avendo a registro 40,5 miliardi di esportazioni Made in Italy con un +9,8% (a/a) toccato nel 2017.