Buoni i ricavi, troppe le perdite. Questa, in estrema sintesi, potrebbe essere la situazione di Uber, il colosso per il noleggio a chiamata con conducente che più volte ha minacciato le attività delle società di taxi.

I numeri

Ad ogni modo, gli statunitensi devono fare i conti con un terzo trimestre che vede un buco da 800 milioni di dollari (nel primo semestre si parlava di qualcosa come 1,2 miliardi) dettato per lo più dai pagamenti cash dei suoi guidatori e dall'acquisto di nuovi veicoli autoguidati.

Dai risultati sono escluse tasse, interessi e i risultati della divisione cinese, recentemente venduta a Didi chuxing technology. Meglio, invece, l'andamento dei ricavi che dal precedente livello del secondo trimestre di 5 miliardi è passato a quello di 5,4 miliardi, confermato anche dalla crescita del fatturato di 1,1 miliardo di dollari del secondo trimestre, diventato di 1,7 miliardi con il terzo.

La nuova faccia di Uber

L'azienda ha voluto puntare anche su servizi alternativi come quelli di consegna di piatti pronti creando il marchio UberEats. Ma Uber non sembra affatto spaventata dalle perdite e continua sul piano delle acquisizioni con l'ultima, in ordine di tempo, che riguarda la Geometric Intelligence di New York, una startup formata da 18 persone e specializzata nelle tecnologie dell’apprendimento delle macchine.

I timori invece, secondo quanto sottolineato dal Wall Street Journal, gravano sulla prossima Ipo del titolo: guardando infatti alle proiezioni per fine anno la società potrebbe accumulare un rosso di quasi 3 miliardi di dollari, il tutto su una realtà che, per quanto famosa, diffusa e affermata, resta pur sempre una start up non ancora sbarcata a Wall Street e che il mercato valuta 68 miliardi. Un prezzo molto alto per una matricola. Troppo?