La guerra commerciale resta al centro dei timori degli analisti di Ubs, soprattutto dopo i scambi di battute tra Washington e Pechino, scambi che si sono poi concretizzati nei primi provvedimenti concreti scattati luned' 24 settembre e che hanno visto dazi per l'equivalente di 200 miliardi di dollari su merci cinesi importate, con la risposta altrettanto immediata del Dragone su 60 miliardi di merci statunitensi.

La panoramica sui mercati 

La reazione dei mercati è stata piuttosto tiepida, segno che a quanto pare i contraccolpi sono stati già assorbiti dai mercati. A sostenere un possibile ottimismo resta la crescita dell'economia statunitense, con i relativi indicatori anticipatori tutti orientati verso una dinamica ancora robusta. Sullo sfondo una Fed che dovrebbe continuare a rialzare i tassi di interesse e una Be che conferma la conclusione del suo QE per la fine dell'anno. Di fronte a questo quadro la posizione di UBS è quella di un moderato sovrappeso sulle azioni globali rispetto alle obbligazioni e ai titoli di Stato con rating elevato. Sul fronte delle azioni le misure dei dazi potrebbero rappresentare un aumento dei costi per le imprese e un impatto relativamente forte per i profitti aziendali, attenuato da una realtà degli utili che appare ancora robusta. Da qui la decisione di UBS di mantenere un modesto sovrappeso sulle azioni globali con un overweight per l’azionario canadese mentre si preferisce restare cauti (underweight) sull'azionario australiano. Il motivo: una dinamica degli utili che per la nazione nordameriicana appare più agile sebbene restino i rischi di un possibile fallimento dei colloqui sulla rinegoziazione del NAFTA.