Dal coro delle voci che parlano di una ripresa già in atto e in fase di consolidamento dell'economia mondiale si stacca quella di Ubs che avvisa: tra un paio d'anni al massimo vedremo materializzarsi i peggiori rischi per l'economia mondiale.

La view di UBS

A dichiararlo è il presidente di UBS Axel Weber contraddicendo, in buona sostanza, l'ottimismo anche del Fondo Monetario Internazionale che ha confermato al crescita globale per il 2018 al 3,9% quest'anno, la più ampia dal 2011. Ovviamente sempre che alla fine dell'anno venga confermata. Sì, perché per UBS, questa eventuale ripresa non sarebbe altro che l'apice di un percorso destinato a scendere nel giro di qualche decina di mesi, non di più. Infatti quello attuale è un panorama contraddistinto da una serie di fortunate circostanze: Pil in crescita, inflazione ancora bassa e politiche monetarie che, sebbene al giro di boa, saranno restano ancora particolarmente accomodanti e, quindi, estremamente utili per chi è rimasto ancora indietro. Una coincidenza di fattori positivi che non durerà a lungo dal momento che pgran parte di essi è destinata a chiudersi nel prossimo triennio, al più tardi. Risultato? Rischi di recessione in aumento. Paradossalmente uno dei più gravi fattori di rischio è stato evidenziato anche da FMI nella sua recente analisi in cui metteva in risalto il picco raggiunto dal debito mondiale. Nel suo Fiscal Monitor, si rendeva infatti noto il record di 164.000 miliardi di dollari di debito globale contato nel 2016, equivalente al 225% del Pil mondiale, oltre il 12% in più rispetto al precedente record del 2009. A sedere sul podio, allora come adesso, la Cina.