Ubs ha sfiorato un rally del 3% all'apertura degli scambi di Zurigo, in una seduta complessivamente debole per i mercati europei, dopo che il colosso bancario elvetico ha comunicato per il terzo trimestre 2020 un balzo del 92% per l'utile prima delle tasse a 2,6 miliardi di dollari. I profitti netti sono invece volati del 99% annuo a 2,1 miliardi contro gli 1,5 miliardi del consensus di Refinitiv. La crescita dell'utile prima delle tasse nelle sole attività di investment banking è stata addirittura del 268% annnuo. E i profitti operativi di gruppo si sono attestati a 8,9 miliardi contro i 7,1 miliardi del terzo trimestre 2019.

Accantonati 1,5 miliardi di riserve per potenziali buyback

La performance è particolarmente positiva visto che fa seguito a un secondo trimestre segnato dal declino dell'utile netto dell'11% annuo, a causa soprattutto della crescita degli accantonamenti a copertura dei prestiti tossici, in un'economia globale in tilt per la crisi del Covid-19. In questo trimestre, invece, Ubs ha accantonato 1,5 miliardi di riserve ma non in ottica difensiva bensì in vista di potenziali buyback. Lo stesso chief executive Sergio Ermotti (che a inizio novembre cederà le redini del gruppo all'ex numero uno di Ing Groep Ralph Hamers) ha notato l'eccezionalità della performance, sottolineando come il terzo trimestre sia stato il migliore in dieci anni.

Il migliore terzo trimestre di Ubs in dieci anni

La crisi, però, non è certo finita e non a caso Ubs non ha voluto esprimere una guidance. "Andando avanti, le incertezze pandemiche e politiche possono portare a periodi di maggiore volatilità del mercato e potrebbero influenzare positivamente o negativamente l'attività dei clienti", ha ammesso Ermotti. Ubs, però, a differenza di altri colossi globali come Jp Morgan Chase & Co e Citigroup (che pure avevano comunicato in precedenza una crescita dei profitti), vanta un posizione privilegiata. Come faceva notare lo scorso mese Thomas Gottstein, numero uno dell'altro big elvetico Credit Suisse, il settore del credito sta vivendo in Svizzera una stagione particolare, a causa dell'impatto sull'economia dell'epidemia di coronavirus e sul conseguente cambiamento del comportamento dei risparmiatori. Per Gottstein i ricchi clienti privati sono tornati a trasferirsi in Svizzera per paura che altri Paesi europei possano aumentare le tasse, anche su patrimoni e successioni, per fare fronte agli elevati costi della crisi del Covid-19.

(Raffaele Rovati)