Tempi duri per le big pharma. Bruxelles punta infatti a rendere più semplice per i consumatori europei l'accesso a farmaci più a buon mercato. Secondo quanto emerge dalla bozza, citata da Reuters, di un documento in pubblicazione nei prossimi giorni, la Commissione europea prepara infatti una strategia per il settore farmaceutico il cui primario obiettivo è che le medicine siano più accessibili, scongiurando il ripetersi delle drammatiche carenze osservate nella prima fase della pandemia del Covid-19 la scorsa primavera. "La Commissione prenderà in considerazione politiche mirate che supportino una maggiore concorrenza generica e biosimilare", si legge nel documento citato da Reuters.

Primo obiettivo impedire ostacoli all'ingresso dei generici

I farmaci generici sono versioni meno costose di quelli prodotti da brevetto, basate sugli stessi princìpi attivi. Possono essere commercializzati solo dopo la scadenza dei diritti sulla proprietà intellettuale dei prodotti originali. Non è però così semplice, visto che le big pharma cercano di rimandare con ogni mezzo possibile il lancio sui mercati di medicinali generici concorrenti. Per questo l'antitrust europeo punta ad applicare più rigorosamente le norme a tutela della concorrenza per impedire che chi detiene i diritti "ostacoli l'ingresso o l'espansione di farmaci più convenienti dei loro".

Già dal 2022 possibile riduzione scadenze dei brevetti

Tra le possibili azioni della Ue, nota Reuters, la rimozione delle barriere che ritardano l'ingresso dei generici sul mercato, una loro maggiore diffusione da parte dei sistemi sanitari e disposizioni più chiare per la conduzione di sperimentazioni sui prodotti brevettati a supporto delle domande di autorizzazione all'immissione in commercio. Le misure dovrebbero entrare in vigore già a partire dal 2022 e la Commissione potrebbe rivedere incentivi e obblighi per le aziende farmaceutiche per collegarli più strettamente ai requisiti per una più ampia distribuzione e una maggiore concorrenza. I colossi farmaceutici potrebbero essere costretti a rendere disponibili i loro medicinali coperti da brevetto in tutti i 27 Stati che compongono la Ue o altrimenti beneficiare di un periodo più limitato di copertura dei diritti. Particolare non di poco conto visto che spesso i Paesi più piccoli non vengono neppure considerati dalle big pharma visto che sono meno redditizi.

(Raffaele Rovati)