I mercati azionari occidentali continuano a stazionare sui massimi annuali (quelli europei) o a poca distanza (quelli americani, che però non hanno a che fare solo con i massimi annuali, ma addirittura con i massimi storici), in attesa che arrivi quel certo “non so che” in grado di sparigliare la partita tra tori ed orsi, che appare al momento piuttosto equilibrata.

Anche ieri i movimenti sono stati minimi, con Wall Street che ha recuperato il calo del giorno precedente e si è riportata poco sopra quota 3.000 con l’indice principale SP500, mentre l’indice europeo Eurostoxx50, che aveva iniziato la seduta in calo, per recepire la debolezza americana del giorno prima, ha rivisto affacciarsi qualche compratore ed ha recuperato quota 3.600, senza però riuscire a lasciarsela chiaramente alle spalle.

E’ passato così un altro giorno senza direzione, e lentamente si sta indebolendo il momentum del mercato. Urge la spallata alle resistenze, pena l’innesco della retromarcia.

A dare una spinta ai mercati oggi tenterà anche il Re delle Colombe, Super-Mario Draghi, alle prese con la commozione dell’ultima apparizione pubblica da Presidente della BCE, al termine della riunione del board della Banca Centrale Europea, dedicato più ai saluti che a provvedimenti concreti. Poi potrà fare le valigie, per lasciare, il 31 ottobre, la poltrona a Christine Lagarde, che prenderà il suo posto. Il lavoro per madama Cristina è già stato ben impostato nei mesi scorsi, piantando solidi paletti affinché non deragli subito dalla rotta accomodante che Draghi ha seguito per tutto il suo mandato e che per qualche mese almeno pare garantita. Il nostro alfiere si è così guadagnato il titolo di “Forever Dovish”, avendo stabilito il record mondiale di complicità con la speculazione rialzista globale. E’ stato infatti l’unico banchiere centrale del mondo occidentale a non aver mai alzato i tassi ufficiali durante tutto il suo mandato, lanciando i mercati azionari e quelli obbligazionari alle stelle, anche grazie alla manipolazione legalizzata dei prezzi ad opera di un Quantitative Easing, che, se fosse dipeso da lui, non sarebbe nemmeno stato sospeso per la breve parentesi dei primi 9 mesi dei quest’anno.