Qualcosa non torna. Improvvisamente, come un fulmine a ciel sereno, scoppia il caso Turchia. Su tutti i media del mondo si parla della situazione prefallimentare dell’economia turca e la sua valuta, la lira, perde oltre quindici punti percentuali nei confronti del dollaro.

Il crosso USD/TRY che ieri aveva terminato le contrattazioni a quota 5,55 è improvvisamente schizzata all’insù arrivando addirittura a toccare, poco prima dell’apertura di Wall Street, quota 7. Al momento ha ritracciato e siamo tornati in area 6,4.

Confesso che tutto ciò che nel mondo finanziario scoppia “improvvisamente” mi lascia sempre tanti sospetti, supponiamo pure che la “bomba” Turchia fosse da tempo a rischio esplosione, e che l’innesco sia arrivato da Trump con un tweet nel quale oltre ad annunciare il raddoppio dei dazi su alluminio ed acciaio ha voluto specificare che: “Le nostre relazioni con la Turchia, al momento, non sono buone!”.

C'è comunque “qualcosa che non torna” ed è un qualcosa che … ci riguarda da vicino.

Se leggete tutti i resoconti sull’odierna seduta a Piazza Affari, infatti, tutti gli analisti danno la colpa alla Turchia. Certo, un fatto così eclatante ha certamente delle ripercussioni sul nostro indice di Borsa, visti i rapporti commerciali che intratteniamo con Ankara.

I riflettori vengono poi puntati sul comparto bancario ed in particolare su Unicredit (-4,73%) che detiene una quota rilevante della quarta Banca turca, Yapi Kredi Bank, anche se l’Istituto guidato da Mustier ha comunicato in una nota che, dall’area in questione arriva solo il 2% del giro d’affari del Gruppo.