Sono due i fronti di crisi che pendono come spade di Damocle sulla testa dei mercati. Il primo riguardo quelli europei, usciti dalla sbornia del risultato delle elezioni tedesche che conferma la linea di rigore tanto cara agli investitori internazionali. Il secondo fronte di crisi potenziale si è aperto in America con il famigerato “shut down” federale dei servizi pubblici, che segue il fiscal “sequestration” di gennaio. La battaglia tra Obama e una parte del partito Repubblicano potrebbe concludersi con qualcosa di ben più grave di una mancata riforma del sistema sanitario. Se infatti il legislatore non dovesse approvare prima del 17 ottobre l’innalzamento del “debt-ceiling” gli Stati Uniti d’America rischieranno il default, a meno di non effettuare una drastica riduzione dello spending, due cose che porteranno comunque il paese in recessione, a detta di molti commentatori. La battaglia si concluderà, molto probabilmente, con un accordo in extremis ma i mercati nel frattempo potrebbero soffrirne. Questo è lo scenario in cui ci dovremo muovere nelle prossime settimane, entrando nell’ultimo trimestre dell’anno. Passiamo adesso alle considerazioni di analisi tecnica.

Anche settembre si è dimostrato un mese proficuo per gli investitori dei mercati azionari, grazie alla risoluzione pacifica della crisi siriana e alla mossa a sorpresa della Fed che ha congelato il programma di riacquisto di 85 miliardi di dollari al mese di bond e ha fatto intendere che potrebbe mantenere i tassi a breve termine sotto il 2% fino alla fine del 2016. I mercati USA restano i più forti in forza relativa, guidati dai titoli tecnologici che spingono l’indice Nasdaq su nuovi massimi. L’improvviso indebolimento del dollaro americano ha favorito anche i mercati azionari emergenti e i relativi bond governativi (si vedano l’ETF iShares Emerging Markets, il Wisdom Trees Dreyfus Emerging Currency Fund e il Dollar Index nel prossimo grafico), oltre a rivitalizzare le valute contro dollaro quali l’Euro, la sterlina inglese e le valute “commodity-driven” quali (in certa misura) il dollaro australiano.