Quando decise di diventare il 45esimo presidente degli Stati Uniti, con ogni probabilità Donald Trump non immaginava certo di dover combattere contro una serie di nemici che la sua totale inesperienza nel campo della politica avrebbe reso ancora più pericolosi.

La pietra d'inciampo dei repubblicani

Infatti la maggioranza repubblicana al Congresso, in occasione della recente sconfitta sulla riforma sanitaria voluta da Obama, ha rappresentato per l'inquilino della Casa Bianca, più una zavorra che un aiuto. E difatti la sconfitta è stata causata proprio dalla fronda dei repubblicani i quali non si sono fatti spaventare dalle minacce del tycoon ma hanno guardato agli interessi del proprio bacino di voti, i cui rappresentanti, in molti casi, rischiavano di avere più svantaggi che vantaggi dall'arrivo della Ryancare ovvero le norme che avrebbero dovuto sostituire l'Obamacare, il sistema sanitario attualmente in vigore negli Usa e approvato esattamente 7 anni orsono.

Ma non si tratta solo di questo. Un altro nemico di cui Trump potrebbe non aver tenuto conto, era la possibile paralisi parziale del governo per mancanza di fondi, il famoso shutdown che ciclicamente (e sempre più spesso) si ripropone sul tavolo delle trattative politiche di ogni amministrazione. Infatti il 29 aprile scadranno i fondi stanziati per permettere i lavori dell'esecutivo, finanziamenti che dovrebbero essere approvati entro il 28 aprile e che saranno solo il primo assaggio di quanto verrà dopo.

Dopo lo shutdown è in agguato il tetto del debito

Sì perché dopo l'estate il governo sarà impegnato in un'altra battaglia, quella per l'approvazione del tetto del debito. Negli Usa, infatti, a differenza id quanto avviene in altri paesi, Italia in testa, il debito e per la precisione la spesa massima, deve essere approvato dalle Camere; sono di fatto loro che daranno a Washington il limite massimo entro cui poter agire per raccogliere sui mercati il finanziamento necessario. Il problema in questo caso è particolarmente delicato durante l'amministrazione Obama, infatti, i repubblicani si opposero per riuscire a contrattare su alcuni tagli alla spesa che il presidente non aveva intenzione di effettuare. Adesso, invece, sul tavolo di Trump ci sono vari progetti per le infrastrutture che il presidente vorrebbe far approvare con i relativi stanziamenti. Un primo assaggio arriva da quanto confermato dal Segretario ai Trasporti Usa Elaine Chao: entro la fine dell'anno l'amministrazione Trump potrebbe rendere pubblico il piano per gli investimenti sulle infrastrutture del costo di 1 trilione di dollari. Nessun particolare, però, è stato aggiunto né sul quando e tanto meno sui particolari tecnici dei progetti allo studio. Un suggerimento è arrivato dallo stesso Chao che ha sottolineato come siano invece stati presi in considerazione non tanto i finanziamenti pubblici come fonti di capitali, quanto gli incentivi per i partenariati tra settore pubblico e privato