Covid-19, la “corsa al vaccino” è iniziata ormai da tempo e nelle ultime settimane si sono susseguiti annunci clamorosi sull'efficacia e sulla conclusione positiva di tutte le fasi preliminari di molti candidati vaccini da parte delle maggiori case farmaceutiche produttrici.

Molti vaccini saranno disponibili già da metà dicembre, questa è la principale novità. La corsa al vaccino da parte dell'Unione europea è già iniziata assicurandosi milioni di dosi già pre acquistate che verranno somministrate nei prossimi mesi.

Ultimamente sono state moltissime le notizie ufficiali sui vaccini, anche se molte negli scorsi mesi erano ancora poco chiare riguardo ai risultati della sperimentazione.

Attualmente, come riporta anche il quotidiano New York Times su una pagina dedicata ai vaccini anti Covid in continuo aggiornamento, sono 54 le sperimentazioni di vaccino attive, per le quali è partita la fase di test su soggetti umani.

Ma in questo momento resta innegabile che i vaccini in testa alla corsa, almeno per quanto riguarda quelli che potrebbero arrivare in Europa per primi, sono fondamentalmente tre al vaglio dell'EMA:  Il vaccino della Pfizer BioNtech, quello di Moderna e quello dell'azienda Astrazeneca in collaborazione con l'università di Oxford

Vaccino Covid a che punto sono i risultati dopo la fase 3 

I risultati sulla sperimentazione al traguardo dopo la cosiddetta fase 3 sono stati annunciati da tutti i principali produttori in lista.

Per quanto riguarda il vaccino Pfizer, il primo arrivato alla conclusione,  si è annunciata l'efficacia almeno al 95% nella prevenzione dello sviluppo di sintomi da Covid-19, mentre per quanto riguarda Moderna il dato reso pubblico dichiara che il 94,5% dei pazienti ai quali è stato somministrato il vaccino non si è ammalato. Anche l'azienda europea Astrazeneca è arrivata al traguardo del raggiungimento del 90% di efficacia, specificando che i risultati maggiori sono arrivati nel trattamento dei pazienti più anziani.

In tutti e tre i casi i laboratori hanno dichiarato dati confortanti in merito al basso indice di reazioni avverse, la maggior parte delle quali non gravi. Un fattore che ha sicuramente inciso molto positivamente sull'efficacia dei dati pubblicati. 

Il vaccino Pfizer 

Quello sviluppato da Pfizer in collaborazione con l'azienda BioNtech è sicuramente il vaccino in testa alla lista per concretezza dei dati e per velocità di sviluppo. Infatti potrebbe essere il primo ad essere ufficialmente distribuito ai pazienti non volontari

Questo vaccino ha battuto i concorrenti in tempi da record, i primi risultati sono arrivati molto prima dei tempi che in genere occorrono ad un vaccino standard di arrivare sul mercato.

Meno di un anno per lo sviluppo e la sperimentazione che ha visto coinvolti più di 40000 volontari nei quali i risultati positivi non sono tardati ad arrivare: nella metà dei volontari che avevano effettivamente ricevuto il vaccino e non il placebo solamente 8 hanno sviluppato i sintomi del Covid.

Un successo che è stato confermato anche grazie alla bassa incidenza di effetti collaterali e reazioni avverse, nella maggior parte dei casi infatti i volontari hanno riscontrato soltanto lievi mal di testa e malessere diffuso al pari di una semplice stanchezza

L'unico punto a sfavore per quanto riguarda il vaccino prodotto da Pfizer BioNtech è la modalità di conservazione, si è infatti discusso anche in Italia, nelle scorse settimane circa la difficoltà di reperire frigoriferi adatti alle temperature di -70°. Nei congelatori standard il vaccino Pfizer non dura per più di 5 giorni, ed i distributori avranno l'assoluta necessità di dotarsi di strumenti adatti alla conservazione delle dosi che sia più duratura possibile .

Il vaccino AstraZeneca - Oxford

AstraZeneca è un'azienda che ha sviluppato il vaccino anche grazie all'Italia, che  ha avuto il suo ruolo di rilievo nello studio e lo avrà anche in fase di produzione  grazie alla collaborazione con l'istituto IRBM di Pomezia.

Sarà dunque un vaccino di eccellenza Europea che aveva già raggiunto ottimi risultati in fase sperimentale dichiarando il 70% di successo e  concludendosi con l'annuncio che l'efficacia può arrivare fino al 95%  combinando due somministrazioni la prima di metà dose e la seconda di una intera.

Anche per AstraZeneca i dati sulle reazioni avverse sono confortanti: nessun paziente volontario è stato costretto al ricovero in ospedale e non è stato registrato nessun caso di malattia, in forma di reazione in seguito alla somministrazione.

Inoltre positivo anche il dato che riguarda l'alta tollerabilità ed efficacia particolarmente su pazienti anziani, che saranno appunto tra i primi a ricevere le dosi del vaccino in quanto categorie più a rischio di sviluppare sintomi gravi da Covid

Il vaccino Moderna

L'azienda Statunitense Moderna specializzata in biotecnologie, ha sviluppato un vaccino anti Covid che dopo aver superato la fase 3 ha prodotto risultati molto soddisfacenti in fase di sperimentazione. I dati annunciati hanno confermato le aspettative presentando una bassa percentuale di infezione da Covid 19 su una base di 30000 volontari che hanno partecipato alla fase sperimentale.

Solo sette giorni dopo il grande annuncio dei risultati della Pfizer, Moderna ha reso nota la percentuale di successo del suo vaccino che sarebbe ora intorno al 94,5%, riuscendo così a tenere testa al colosso farmaceutico e candidandosi come uno dei più efficaci vaccini che potrebbero essere messi in commercio. 

Il principale punto di forza del vaccino sviluppato da Moderna sta nella conservazione del preparato, infatti a differenza di quello della Pfizer può essere tranquillamente conservato tra i 2 e gli 8 gradi, valori che sono facilmente raggiungibili anche dai semplici frigoriferi di uso domestico.

Inoltre la stabilità del vaccino Moderna a temperatura ambiente è stata verificata per un periodo non superiore alle 12 ore. Un dato molto importante per quanto riguarda la facilità delle operazioni di trasporto e conservazione sia nelle farmacie che negli ospedali.

Vaccino, quando inizierà la somministrazione in Italia

L'inizio della vera e propria somministrazione è legato all' approvazione dell'EMA, Agenzia europea per i medicinali.

Su questo punto si stanno rincorrendo una serie di dichiarazioni e smentite a prova del fatto che l'agenzia al momento può dare una tempistica esatta sulla data di autorizzazione, su quale sarà il primo candidato ad essere promosso nè prevedere esattamente tra quanto tempo.

I principali tre vaccini che sono attualmente in continuo esame potrebbero essere approvati tra la fine del 2020 e l'inizio del 2021.

Per quanto riguarda il numero di dosi di vaccino da distribuire, le aziende sanitarie hanno già dichiarato e firmato l'accordo per la loro disponibilità. Una volta che l'agenzia ne avrà approvato la somministrazione.

La Pfizer ha affermato che entro la fine del 2020 potrebbe già rendere disponibili più di 200 milioni di vaccini, mentre la AstraZeneca  ha confermato la disponibilità di riuscire a formire almeno 400 milioni di dosi alla sola Unione Europea. Lo stesso discorso per l'azienda Moderna con la quale Ursula von der Leyen presidente della commissione Ue ha annunciato in un tweet la firma di un contratto che garantirà l'acquisto di almeno 160 milioni di dosi dichiarando quello che sarà il sesto contratto tra UE e case farmaceutiche per la corsa all'approvvigionamento del vaccino anti Covid : «Stiamo costruendo uno dei portafogli di vaccini più completi nella zona Europa-Africa: vaccini sicuri ed efficaci possono aiutarci a porre fine alla pandemia»

Per l'Italia il commissario per l'emergenza  Domenico Arcuri ha affermato che la somministrazione sarà operativa entro gennaio e saranno distribuiti inizialmente almeno 3,4 milioni di dosi.

Il governo ha in preparazione un apposito piano considerando anche i fattori di conservazione delle dosi di vaccino ed i probabili punti di somministrazione.

Arcuri ha infatti recentemente dichiarato quali saranno gli aspetti da considerare che varieranno in base al tipo di vaccino: «la temperatura, la modalità distribuzione delle case produttrici, la tipologia di conservazione e la modalità di somministrazione».

Il Comitato Tecnico Scientifico sta rassicurando sul numero delle persone che saranno vaccinate garantendo la somministrazione ad almeno 1,7 milioni di Italiani entro la fine di gennaio 2021. 

Vaccino Covid: i costi 

I costi del vaccino per il momento sono stati stimati dalle aziende produttrici in attesa della autorizzazione alla vendita. 

Pfizer ha stimato un costo di almeno 16,5 dollari a dose, ma su quello che sembra essere ad oggi il miglior candidato all'autorizzazione c'è da dire che ulteriori costi, almeno per quanto riguarda l'Italia deriveranno dalla conservazione delle dosi che devono essere tenute a -70° con appositi frigoriferi che al momento, stando a quanto dichiarato dalle autorità sanitarie in italia scarseggiano.

L'azienda Moderna ha invece stabilito un prezzo medio che potrebbe variare dai 20 a 30 dollari a dose per quanto riguarda l'esportazione fuori dagli Stati Uniti.  

Il più vantaggioso in termini di costi è sicuramente al momento quello prodotto da AstraZeneca, indubbiamente per i minori costi di esportazione e trasporto, ma anche per la maggiore facilità di stoccaggio e conservazione a temperature adeguate raggiungibili con frigoriferi standard. La stima per l'azienda europea è circa 2,80 euro a dose

Tutte le aziende farmaceutiche candidate alla prossima autorizzazione hanno inoltre  fermamente provveduto a dichiarare che nonostante i costi elevati di produzione, specialmente per il tipo di vaccini basati su mRNA, manterranno un prezzo di mercato pari al costo, per tutta la durata dello stato di pandemia dichiarato dall'OMS

Vaccino, a chi sarà somministrato inizialmente 

Si discute ancora in Italia circa la priorità di somministrazione del vaccino in base ad alcune categorie.

Premesso che almeno per i primi mesi le dosi non basteranno a coprire tutti quelli che ne faranno richiesta, come sottolineato dal Vice Ministro della salute Pierpaolo Sileri:

occorre porre particolare attenzione alle fasce di età avanzata, alle categorie fragili e ai lavoratori della sanità e delle case di riposo che sono i più esposti ai rischi.

Si discuterà al Consiglio dei Ministri in merito alla differenziazione in fasce che necessitano la priorità di vaccinazione. Il commissario Arcuri è intervenuto sull'argomento suggerendo di lavorare ad un piano concreto di suddivisione per categorie di cittadini :  

Noi suggeriamo di considerare due grandi variabili: l’esposizione al contagio di alcune categorie e il livello della fragilità. Secondo noi sono i criteri da utilizzare per una definizione che spetta al governo e al Parlamento di questa grande campagna, sarà la più grande campagna di somministrazione di un vaccino non solo in Italia ma anche in Europa e in larga parte del mondo”.

Vaccino anti Covid, sarà obbligatorio?

L'ipotesi più accreditata del governo è quella di non rendere obbligatorio il vaccino anti Covid, le dichiarazioni anche da parte del premier Conte e e del Ministro della salute Speranza sono infatti tutte su questa direzione della volontarietà.

Nonostante questo però ci sono preoccupazioni in merito allo scarso accoglimento di un semplice invito alla vaccinazione da parte della popolazione. Infatti recenti sondaggi hanno mostrato che il 40% degli Italiani intervistati si è dichiarato scettico e che molto probabilmente, potendo scegliere, non si vaccinerebbe.

Complice anche una recente affermazione pubblica del virologo Andrea Crisanti in merito all'affidabilità dei dati delle sperimentazioni. Il medico aveva infatti esposto dubbi e perplessità sulla sicurezza del vaccino in quanto i dati pervenuti in merito ai test non sarebbero ancora completi perchè le tre fasi sarebbero state portate avanti in parallelo.

Alla luce di queste divergenze di opinione tra la comunità scientifica, la popolazione ed il Governo, il comitato tecnico scientifico prima di optare per una ipotesi di obbligatorietà del vaccino, sta pensando a lanciare una campagna informativa capillare e mirata con l'obiettivo di invitare tutti a vaccinarsi, per raggiungere al più presto l'immunità di gregge

L'ipotesi patentino per chi ha fatto il vaccino

Il commissario Arcuri in una conferenza stampa recente ha parlato dell'opzione obbligatorietà ancora in discussione, ma soprattutto  della possibilità di introdurre una sorta di patentino per tutti quelli che avranno effettuato la vaccinazione.

L'ipotesi più accreditata è istituire una piattaforma virtuale, una app fruibile ai cittadini e alle autorità che potrebbe permettere di monitorare i soggetti vaccinati. In questo modo si semplificherebbe il metodo di controllo dei nominativi di coloro che hanno già fatto il vaccino e si faciliterebbe anche il controllo incrociato sul luogo di vaccinazione

Come affermato dallo stesso Arcuri: "Stiamo progettando una piattaforma informatica che consentirà di gestire la verifica della somministrazione per sapere come si chiamano le persone che hanno fatto il vaccino e dove lo hanno fatto, per seguire la tracciabilità dei beni sul territorio".