I costanti progressi delle banche italiane nel loro percorso di riduzione degli stock di crediti in sofferenza potrebbero risentire negativamente dell'appuntamento con le urne di dopodomani.

Gli scenari rischiosi per le banche

Lo scrivono in una nota di questa settimana gli analisti di UBS, i quali, pur ritenendo che il risultato sarà probabilmente "in larga parte neutrale" per gli istituti della Penisola, avvertono che ci sono due scenari del dopo elezioni che potrebbero far scattarme l'allarme per il settore.

La banca elvetica ritiene infatti che l'eventualità di una ripetizione delle elezioni e quella che vede formarsi una coalizione di governo euroscettica rappresentano entrambe potenziali focolai di crisi, che potrebbero far deragliare i recenti progressi ottenuti dagli istituti di credito italiani.

Un'eredità pesante

Con la sgradita eredità che assegna all'Italia non soltanto la maggiore esposizione agli NPL di qualsiasi altro Paese del Continente, ma un quarto di tutti i crediti deteriorati dell'Unione Europea stando ai dati dell'Autorità Bancaria Europea (EBA), nei due casi citati per il broker "un potenziale aumento dei rendimenti dei Titoli di Stato impatterebbe sulle banche a causa dei maggiori costi di finanziamento e del mark-to-market delle esposizioni ai bond governativi."

La sfida della crescita

UBS osserva inoltre nella nota che perché l'Italia possa fare altri passi avanti è essenziale un lungo periodo di robusta crescita dell'economia italiana, la cui ripresa, sostenuta negli ultimi anni dal programma di Quantitative Easing della BCE, è stata premessa per un percorso di risanamento e pulizia delle banche. La Banca elvetica stima una crescita dell'1,5% dell'economia italiana nel 2017.