Dicono che quando scorre il sangue sui mercati, è il momento di acquistare; tante, troppe volte, è accaduto ciò e tante, troppe volte, la gente è rimasta in mutande.

Non tutti hanno la capacità di discernere tra un acquisto fatto su un ritracciamento del mercato ed un acquisto fatto in concomitanza di un apparente ritracciamento che poi si è tramutato in un crollo.

Personalmente condanno entrambi i modi di operare descritti in precedenza, per il semplice fatto che, in nessuna di queste situazioni, avviene l'azione mirata in accordo con il movimento del mercato o titolo, chicchessia.


L'acquisto di un titolo, deve essere legato a segnali di forza del titolo stesso; la vendita, può e deve essere caldeggiata, in presenza di segnali di debolezza. 

C'è anche chi vende quando un titolo sale e ciò non è necessariamente sbagliato perché, chi opera in questo modo, sicuramente lo fa per portare a casa un guadagno.

Tuttavia, in questa situazione congiunturale, con l'80% dei settori italiani impostati a ribasso, è facile capire che la maggior parte dei guadagni deriva da operazioni short sui titoli peggiori e, al contempo, da qualche centellinato long aperto sui titoli migliori, che macinano - quanto meno - minimi crescenti nel breve-medio periodo.

I settori tecnologico, farmaceutico ed alimentare sono gli unici a tenere banco ai ribassi, ma sarebbe da ciechi soffermarsi solo su questi 3 campi visivi quando lì sui mercati, titoli che lambiscono i minimi storici, chiedono (e chiedevano) solo di essere shortati.