Repsol

Repsol ha lanciato un piano di crescita che prevede investimenti nel segmento upstream (estrazione) e downstream (trasporto, lavorazione e vendita), oltre che spese per diventare una società con un minore impatto per quanto riguarda il carbonio. Scelte che, secondo il management, dovrebbero aumentare i flussi di cassa e i guadagni. “La società si aspetta che il segmento upstream dia il contributo maggiore grazie a una crescita del 2,6% all’anno dei barili di petrolio rispetto ai 700 milioni estratti oggi”, spiega Allen Good, Sector strategist di Morningstar in un report del 14 gennaio 2020 (Rating 4 stelle. Price/fair value: 17,7 euro). “Il segmento downstream fornirà cash flow grazie a una combinazione di margini più alti e all’espansione nel business del low carbon”.

La società intende aumentare il dividendo dell’8% all’anno diventando una delle aziende del settore che fa crescere di più la cedola. “L’aumento è stato deciso prevedendo un prezzo del petrolio di circa 50 dollari al barile”, dice lo strategist. “Non è stata esclusa la possibilità di procedere con un piano di riacquisto di azioni proprie”.

Shell

Con la decisione di tornare al dividendo, Shell ha dimostrato di aver fatto la scelta giusta per restare un titolo interessante in un mondo dove il prezzo del barile è sceso rispetto alle valutazioni record di qualche anno fa (sembrano passati secoli dai 147 dollari del luglio 2008). “Come il resto delle società integrate il gruppo ha ridotto i suoi costi, che erano cresciuti molto, tagliando il personale e migliorando la catena dei fornitori”, spiega Good in un report del 14 dicembre 2019 (Rating: 4 stelle. Price/fair value: 78 dollari. ADR quotato a New York). “Il gruppo aveva già tagliato i suoi costi operativi del 20% rispetto ai livelli del 2014, ma ha il potenziale per agire ulteriormente su questo fronte nei prossimi anni.