Le banche centrali di tutto il mondo hanno utilizzato negli ultimi dieci anni un riferimento teorico definito curva di Phillips: incrementando l’inflazione dovrebbe crescere l’occupazione.

La conseguenza immediata rispetto alla rivoluzione industriale, è stata una riduzione della forza lavoro impiegata, riducendo il potere contrattuale dei lavoratori stessi e di conseguenza il loro potere d'acquisto ed i loro stipendi.

Ma chi è che alimenta l'economia del pianeta se non i consumatori?

Nessun altro se non i lavoratori percependo un reddito. Pertanto in mancanza di una strategia il modello industriale così come è oggi potrebbe portare all'autodistruzione.

Le Banche centrali negli studi avviati 10 anni fa volti ad applicare le teorie della curva di Phillips, non hanno preso in considerazione questa variabile.

Le politiche espansive delle banche centrali, hanno portato ondate di liquidità sul mercato per le imprese ed un aumento dell'occupazione, seppur basso si è avuto, sarebbe interessante approfondire se il costo è stato proporzionale al risultato.

L'inflazione invece?

Negli USA ha lambito gli obiettivi, in Europa, ancora no e le fiammate invernali sono state giustificate dalla risalita dei prezzi del petrolio, pertanto dicesi "inflazione cattiva".

E' evidente che il modello relativo alla curva di Phillips, seppur abbia portato dei risultati, non è sufficiente (e non sappiamo se sia l'ottimo). Occorre affiancare altre iniziative, come ad esempio riforme del mercato del lavoro per adeguarlo alle su citate nuove dinamiche, riforme del fisco, riforme inerenti la concorrenza. Il rischio è un predominio delle poche imprese globali a discapito di Stati deboli (e.g. l'Italia).