Durante la conferenza stampa di venerdì, in cui il Presidente del Consiglio Mario Draghi e il Ministro della Salute Roberto Speranza hanno risposto alle domande dei giornalisti, è stata ufficializzato che dal 1° Luglio 2021 a tutte le famiglie verrà erogato un assegno di 250 euro per ogni figlio a carico.

Come annunciato dalla Ministra della Famiglia Elena Bonetti, il testo arriverà in Senato martedì 30 marzo e non dovrebbe incontrare grossi ostacoli. L’Assegno Unico Universale è parte di un provvedimento di più ampio respiro — il cosiddetto Family Act — il quale avrà lo scopo di fornire sostegno alle famiglie, nel tentativo di porre un freno al dramma della denatalità che, complice anche l’impennata del tasso di mortalità determinato dalla pandemia, rischia di far precipitare il nostro paese in una crisi demografica che metterebbe ulteriormente a dura prova i conti dello Stato.



Come funzionerà l’Assegno Unico Universale

Se, come preannunciato, la misura troverà il parere favorevole del Parlamento, gli assegni cominceranno ad essere erogati dal 1° luglio 2021.

L’Assegno Unico sarà una misura di carattere universalistico: verrà cioè erogato indistintamente a tutte le famiglie con figli. Verrà corrisposto a partire dal settimo mese di gravidanza, avrà una cadenza mensile, e sarà moltiplicato per ogni figlio a carico fino al compimento del ventunesimo anno di età. L’importo sarà variabile, e verrà commisurato al reddito del nucleo familiare indicato dall’indice ISEE. Andrà da un minimo di 50 euro per ogni figlio, fino a un massimo di 250.

Tuttavia, un ulteriore incremento dell’assegno potrà configurarsi dal terzo figlio in poi, o in caso di figli con disabilità. Il valore dell’incremento non è ancora stato stabilito nel primo caso, mentre il testo della delega al momento prevede che l’incremento possa oscillare tra il 30% e il 50% dell’importo in rapporto al grado di disabilità del minore.

Quali saranno i requisiti per ottenere l’Assegno Unico

Per poter ottenere l’indennità occorrerà essere residenti e domiciliati sul territorio italiano, da almeno due anni dal momento della domanda per l’assegno unico. Va precisato che il calcolo relativo ai due anni di residenza potrà anche prevedere la somma di periodi diversi e non continuativi di residenza in Italia.

Non sarà invece strettamente necessario essere cittadini italiani. Qualunque cittadino europeo residente in Italia potrà infatti beneficiare dell’Assegno Unico Universale. La domanda sarà aperta anche a cittadini extracomunitari, purché titolari di un permesso di soggiorno della durata di almeno un anno.

Quanto alle attività del figlio a carico, per poter beneficiare dell’assegno è necessario che dopo il compimento dei 16 anni, ossia dopo la fine del periodo in cui è soggetto all’obbligo scolastico, egli prosegua nel proprio percorso formativo. Vale a dire che verrà riconosciuta l’indennità laddove i figli frequentino un corso di studi, sia esso di carattere scolastico o professionale, o in alternativa svolgano un tirocinio formativo o il servizio civile.

Anche l’attività lavorativa del figlio a carico verrà considerata una attività compatibile con l’Assegno Unico, purché in misura limitata, cioè entro determinate soglie di reddito. In caso di stato di disoccupazione, il figlio a carico dovrà essere iscritto presso una lista di collocamento che attesti il suo impegno verso la ricerca di una nuova occupazione.

I destinatari dell’Assegno Unico

L’indennità verrà erogata a entrambi i genitori, anche se non uniti dal vincolo del matrimonio, o in alternativa a coloro i quali esercitano la potestà genitoriale.

Laddove i genitori affrontassero una separazione o una causa di divorzio, l’assegno verrà dispensato a seconda delle modalità attraverso le quali si definirà la suddivisione delle responsabilità nei confronti del figlio a carico. In altri termini: un affidamento congiunto prevederà una ripartizione dell’assegno, mentre in caso di affidamento ad un unico genitore questo percepirà l’assegno nella sua interezza.

Inoltre, considerato che l’Assegno Unico verrà erogato fino al ventunesimo anno di età, dopo il compimento della maggiore età il figlio potrà richiedere che l’indennità venga destinata a lui senza l’intermediazione dei genitori.

Le altre misure previste dal Family Act

Come si diceva, l’Assegno Unico è in realtà una misura che farà parte di un più ampio intervento di riorganizzazione delle politiche per la famiglia. Il Family Act è un provvedimento che è stato fortemente voluto da Elena Bonetti, ministra in quota Italia Viva, al fine di sostenere l’attività dei genitori e promuovere quella che viene definita la funzione sociale delle famiglie. Una buona parte del provvedimento  sarà dedicato alla tutela delle donne, rivolgendosi soprattutto alla salvaguardia del loro ruolo familiare a favorendo la possibilità di conciliare l’attività professionale con la vita all’interno della famiglia.

Gli otto articoli della legge delega, oltre all’Assegno Unico Universale di cui si è già detto, incarica il Governo a porre in essere (con decreti attuativi) anche misure per il sostegno all’educazione e all’istruzione dei figli. In particolare, invita a disporre misure per garantire l’istituzione di un bonus per il pagamento delle rette di asili nido e scuole materne. I contributi potranno prevedere anche dei risarcimenti per le spese mediche sostenute dai genitori in caso di figli affetti da patologie, sia fisiche sia psichiche, riguardando anche disturbi relativi all’apprendimento.

Le famiglie godranno inoltre di risarcimenti (in forma probabilmente di detrazioni fiscali) per le spese sostenute in favore dei figli relative ad attività non squisitamente didattiche come l’attività sportiva, corsi di musica, attività artistica o musicale. La crescita culturale dei figli sarà in generale promossa con sconti o bonus per favorire la partecipazione a mostre, a rappresentazioni teatrali o cinematografiche, l’ingresso nei musei, la partecipazione a corsi e scambi linguistici, e l’esplorazione di parchi naturali e aree archeologiche.

Le giovani coppie sotto i 35 anni, inoltre, beneficeranno di un pacchetto di sconti fiscali che potrebbero includere anche quello per l’affitto o il mutuo per la prima casa.

In caso di figli iscritti all’università, il progetto prevede di istituire delle detrazioni fiscali che consentano di alleggerire le spese per l’affitto degli studenti fuori sede e per l’acquisto di libri e di tutto il materiale didattico necessario alla prosecuzione degli studi.

Un altro capitolo importante della legge delega riguarderà la riorganizzazione delle norme che disciplinano i congedi parentali. Si mirerà infatti a introdurre maggiore flessibilità nella gestione dei congedi parentali da parte dei datori di lavoro, anche a prescindere dalla presenza o meno del vincolo di matrimonio. Un’altra novità riguarderà la possibilità di ottenere un congedo parentale anche ai lavoratori autonomi.

Verranno poi introdotte misure per garantire la tutela delle madri lavoratrici, in particolare prevedendo una ulteriore indennità (erogata con tutta probabilità dall’INPS) per le donne che riacquistano la loro posizione lavorativa dopo un congedo di maternità. Vi sarà poi la possibilità di detrarre le spese per i collaboratori domestici, nonché un ricalcolo della retribuzione in caso di assenza dal lavoro delle madri motivate dalla malattia dei figli.

L’iter della legge: quando arriva l’Assegno Unico?

Quanto a questa domanda, il premier Mario Draghi in conferenza stampa non ha lasciato spazio a dubbi: la data da segnare sul calendario è il 1° luglio 2021.

È questo infatti il tempo necessario affinché vengano formulati e approvati dal Consiglio dei Ministri i decreti attuativi volti a fissare con precisione i criteri di erogazione dell’indennità e le modalità di presentazione della domanda da parte delle famiglie.

L’iter della norma, lo ha ammesso la stessa ministra Elena Bonetti, è stato lungo e travagliato, anche a causa delle difficoltà e dei rallentamenti dovuti alla gestione della crisi pandemica. In una intervista rilasciata ad Avvenire, la ministra ha comunque mostrato ottimismo riguardo all’ipotesi che il provvedimento diventi presto legge dello Stato.

Non solo. Ha anche fatto capire che le cifre dell’Assegno Unico e di tutti gli altri provvedimenti previsti dal Family Act potrebbero anche essere corrette verso l’alto. Ha infatti espresso la convinzione che in un momento storico di particolare difficoltà economica, gli aiuti alle famiglie, oltre che doverosi, rappresentino un efficace stimolo economico e un investimento sul futuro del paese.

C’è da credere che l’ottimismo di Elena Bonetti non sia mal riposto, poiché si conforma alla linea programmatica e ideologica del nuovo governo presieduto da Mario Draghi. Il cui slogan, già diventato celebre, è stato: “Questo è un anno in cui non si chiedono soldi, ma si danno soldi”.

Debito pubblico e scostamento di bilancio, in un paese che corre spedito verso un rapporto debito-PIL del 150%, sono un fattore da tenere d’occhio. Ma, come professato proprio da Mario Draghi — che ne fece un baluardo della propria attività come presidente della Banca Centrale Europea — esiste un debito buono e un debito cattivo. Il debito creato per sostenere le famiglie, la natalità e in generale il futuro di un paese, si può star sicuri che sia un debito buono. E si può presumere che tale sia anche la convinzione del governo in carica.