I membri del movimento libertario americano, in particolare gli estremisti, sono spesso associati alla convinzione che un crollo completo della società sia l'unico risultato delle politiche economiche statali e che ciò porterà ad una completa disintegrazione sociale. Al centro delle loro preoccupazioni c'è la distruzione monetaria, insieme ad altre questioni, come l'erosione della libertà personale e il diritto di portare armi. Citano la storia, in particolare i crolli iperinflazionistici, da Roma allo Zimbabwe e ora al Venezuela. Attingono alla teoria economica Austriaca, che accentua la loro antipatia per lo stato e la loro aspettativa di un caos totale.

La teoria economica convenzionale riduce tutto ad una decisione tra bianco e nero, cosa che si addice a chi salta subito alle conclusioni. Ma il punto centrale è spiegare gli errori della società e in un modo che possano essere corretti. È solo comprendendo gli errori dell'intervento statale e del socialismo, sia comunista che fascista, che si possono trovare soluzioni. Le soluzioni devono quindi essere applicate, e ciò non presuppone ritirarsi in un rifugio di montagna.

Il mondo reale non può essere ridotto ad una scelta tra bianco e nero. Progredisce lungo un percorso confuso, diviso tra gli errori degli statalisti e l'infinita pazienza della società nei confronti dell'intervento statale. Gli stati sono la fonte di tutte le guerre e la distruzione della ricchezza, ma le società li tollerano. I filosofi hanno discusso su questo argomento, da Platone ad Aristotele in poi, e siamo ancora qui, due millenni dopo, a discutere delle stesse cose.