L'Argentina continua ad essere un ottimo banco di prova per dimostrare come Bitcoin sia una valuta a tutti gli effetti, soprattutto quando lo stato mostra il suo vero volto. È notizia di questi giorni che sulla scia delle nuove elezioni, che hanno mostrato quanto gli argentini siano dementi visto che hanno supportato qualcuno alla cui spalle c'è la Kirchner, la banca centrale argentina ha irrigidito i controlli sui capitali, portando il limite dei dollari acquistabili dalle persone da $10.000 a soli $200. Tramite questo rigido controllo sui capitali, la banca centrale tenta di contrastare il tasso d'inflazione in continua crescita del Peso Argentino, il cui valore nell'ultimo anno si è praticamente dimezzato. Inutile dire come questo diktat si ripercuoterà amaramente sul tasso di cambio, perché sembra proprio che i pianificatori monetari argentini si ritengano abbastanza furbi da confutare la Trinità Impossibile. Non solo, ma adesso abbiamo un ulteriore fattore che potremmo aggiungere a quelli già noti della Trinità Impossibile: Bitcoin. Infatti su LocalBitcoins, piattaforma dedicata al trading p2p di criptovalute, sono stati registrati alcuni dei volumi più alti di sempre: a fine ottobre sono stati scambiati 14,1 milioni di Peso, equivalenti a circa $240.000. Ricordate: il denaro non è veramente vostro se vi serve un permesso per utilizzarlo.

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di Nicolas Russo

L'Argentina è un Paese noto per la sua costante instabilità politico-economica e le crisi ricorrenti. Dal ritorno della democrazia nel 1983, la società argentina ha attraversato due focolai di iperinflazione (1989 e 1990), una crisi nel 2001 e un default per il debito estero nello stesso anno. Negli anni seguenti fino ad oggi il Paese ha anche subito una catastrofica svalutazione della valuta nazionale, una stretta sui cambi, un aumento del debito pubblico e un'intera serie di eventi che hanno causato innumerevoli effetti indesiderati sulla qualità della vita dei suoi cittadini.