Arriva l'approvazione definitiva per la misura ponte dell'assegno unico per i figli. In contemporanea parte  anche la campagna informativa dell'INPS sulle principali reti nazionali TV dallo slogan. "Fa bene alla crescita. Di tuo figlio, dell'Italia".

In realtà anche con il voto di maggioranza, a favore di una soluzione universale per tutte le famiglie, rimane una questione che ha continuato a suscitare polemiche e dibattiti. Le varie penalizzazioni che arriverebbero per chi ha un ISEE alto.

Diversi esponenti di vari partiti politici, dal PD a Fratelli d'Italia, si sono mostrati favorevoli alla misura sostitutiva, ma spingeranno entro gennaio per delle misure correttive prima che l'assegno unico parta a regime tutti. Il principale problema infatti è rappresentato proprio dai limiti dell'ISEE, che potrebbe colpire soprattutto i nuclei familiari con risparmi in banca o più di una casa di proprietà.

Si continuerà a spingere per l'innalzamento proprio della soglia che attualmente è fissata a 50.000 euro. Il primo emendamento è stato bocciato, e restano ancora pochi mesi per eventualmente correggere il difetto che soprattutto investirà le famiglie con genitori lavoratori.

Se è vero che la misura universale renderà gli aiuti per i figli più equi ed omogenei a prescindere dalla condizione sociale, questo per alcuni che attualmente beneficiano di vari bonus, detrazioni fiscali e Anf potrebbe non risultare più conveniente. Vediamo cosa cambierà da gennaio soprattutto per chi attualmente riceve una busta paga, quanto potrebbe perdere mensilmente a causa dell'eliminazione di altre agevolazioni e ricalcolo con il reddito ISEE.

Assegno unico e aumento ANF: cosa cambia da luglio per i lavoratori

L'assegno sostitutivo che verrà pagato nei prossimi mesi, fino a fine dicembre però, andrà ad integrare solo il reddito di genitori che attualmente non ricevono gli assegni familiari.

Quindi per il momento questo beneficio è riservato a chi ha un lavoro autonomo con o senza partita Iva, a chi è disoccupato e a chi percepisce il reddito di cittadinanza.

Per gli altri con rapporto di lavoro dipendente, è stato previsto un adeguamento dato dagli aumenti degli assegni familiari ANF che saranno corrisposti insieme allo stipendio, e che molti hanno già richiesto direttamente sul sito INPS.

L'introduzione dell'assegno unico universale per i figli è slittata a gennaio 2022. Data a partire dalla quale la misura diventerà operativa e strutturale per tutti. Nel frattempo dal 1 luglio è in vigore il cosiddetto assegno temporaneo, cioè un'anticipazione dell'assegno unico ma dedicata esclusivamente a chi attualmente non percepisce gli assegni familiari ANF in busta paga e non fruisce delle detrazioni fiscali per i figli a carico.

Questo significa che la misura sperimentale è esclusivamente destinata a chi attualmente non non gode dei benefici fiscali dedicati ai lavoratori dipendenti. Quindi il pagamento dell'assegno ponte sarà effettuato a favore di: autonomi, disoccupati e percettori di reddito o pensione di cittadinanza.

Il ritardo dell'introduzione unificata e di conseguenza di dover temporaneamente adottare una soluzione, è dovuto proprio al fatto che l'assegno unico, pure se inserito nel Family Act per incentivare la natalità e il sostentamento delle famiglie a basso reddito con figli, fa parte anche della più ampia riforma fiscale che vedrà la revisione di alcuni benefici attualmente legati al pagamento dell'IRPEF e dunque destinati soltanto a determinate categorie.

Diventando universale e con un calcolo unico per tutti, questa misura permetterà di poter eliminare le detrazioni fiscali su alcune tipologie di spese che attualmente sono scaricabili dalla dichiarazione dei redditi o direttamente in busta paga per abbassare l'imposta sul reddito.

Assegno unico con ISEE : cambia la busta paga da gennaio

Per i lavoratori dipendenti con busta paga, è arrivarto un adeguamento importi degli assegni al nucleo familiare, gli ANF, da richiedere all'INPS e che verranno inseriti direttamente nello stipendio ogni mese a seconda del calcolo del nucleo familiare.

Aumento solo momentaneo. Infatti, a partire poi da gennaio sparirà quest'agevolazione per famiglie, perchè assorbita completamente dalla riforma dell'assegno unico.

Ogni famiglia riceverà una quota aggiuntiva per i figli a carico, anche maggiorenni e fino a 21 anni, in base al reddito dichiarato ISEE. Per i lavoratori dunque, a gennaio cambia tutto, non solo il fatto di non percepire più gli ANF, ma anche il differente calcolo dei benefici in busta paga erogati proprio per i figli.

Se fino ad ora si prendeva in esame il reddito imponibile, ora si guarderà in maniera differente al requisito redditi. Perchè l'obbligo di presentazione ISEE rende tutto completamente differente in materia di calcolo.

Nell'indicatore della situazione economica infatti rientrano anche elementi come la giacenza media del conto in banca, le proprietà immobiliari compresa la prima casa, i trattamenti assistenziali, alcuni bonus, automobili ed altri mezzi posseduti, e soprattutto si tengono in considerazione questi elementi per ognuno dei componenti della famiglia.

Questo significa che chi si ritrova per la prima volta a dover calcolare il proprio Isee, magari solo per percepire l'assegno unico, potrebbe rimanere sorpreso dal risultato, perchè è molto probabile che questo sarà di importo nettamente superiore a quello che si è abituati a calcolare con solo il cumulo del reddito da lavoro dipendente o imponibile irpef derivato dalla dichiarazione dei redditi.

Da gennaio scompariranno gli assegni erogati in busta paga per il nucleo familiare ANF, le detrazioni figli e soprattutto il beneficio dell'assegno unico verrà ripartito a metà per tutti e due i genitori.

Le detrazioni figli a carico cancellate con assegno unico

la cancellazione delle detrazioni per i figli che arriverà con l'assegno unico, è una delle misure attuate proprio per il reperimento dei fondi necessari a tutta l'operazione.

Questo tipo di sconto sull'imposta IRPEF vale infatti 8,2 miliardi, che andranno a finanziare il trattamento universale.

A beneficiare della riforma saranno quindi soprattutto coloro che precedentemente non potevano contare sulle detrazioni, sugli ANF ed altri sconti che potevano essere poi calcolati in fase di dichiarazione dei redditi. Questo però in linea di massima non vale per tutti, proprio perchè basare l'importo da corrispondere per l'assegno unico sull'ISEE significa comunque che verranno favoriti i bassi redditi ed in un certo senso la cosa ha fatto anche discutere perchè potrebbe non incentivare la ricerca attiva del lavoro, soprattutto di quello femminile, pur di non abbassare la somma mensile da ricevere per i figli.

Poi con la riforma fiscale vera e propria saranno anche altri i benefici ad essere ritoccati, oltre a tutta una serie di altri bonus che possono essere ottenuti già a partire dalla gravidanza o fino ad una certa età del bambino, che attualmente possono ancora essere richiesti all'ente di previdenza INPS.

Assegno unico: quanto si perde con ISEE alto

Oltre al paletto limitante dei 50.000 euro ISEE, che una volta superato non dà più diritto al beneficio, per le famiglie con redditi da lavoro si pone anche il problema della perdita degli ANF e delle detrazioni.

Cumulando queste agevolazioni con altri bonus per la natalità, con un semplice calcolo si arriva a stabilire che la maggior parte dei nuclei con più figli minori e con un reddito di almeno 30.000 euro, perderà rispetto all'attuale sistema circa 1.000 euro l'anno.

Questo perchè l'assegno unico si abbassa con l'innalzarsi della soglia di reddito ISEE, e considerato che anche con un solo genitore che percepisce busta paga da lavoro dipendente di 1.500 euro mensili e qualche deposito in banca, non è difficile che si arrivi ad ottenere poco più di 60 euro mensili.

La questione era stata analizzata anche in documento pubblicato dall'area politiche per la famiglia e stili di vita di ACLI, nel quale si sollevano i vari dubbi sul passaggio tra il vecchio regime di detrazioni e bonus e l'attuale criticità rappresentata dai limiti ISEE.

Senza un adeguamento, la misura così come è stata pensata, non valorizza gli aiuti che al momento le famiglie con busta paga possono già sfruttare per i loro figli a carico, ma anzi, penalizza proprio questa categoria che precedentemente ne aveva diritto senza dover tenere conto di risparmi e proprietà.

I problemi dell'assegno unico per i lavoratori dipendenti

L'assegno unico attualmente, senza modifiche, è una misura che va a favore dei meno abbienti, e come sappiamo la tutela dei più poveri è in questo momento argomento di enorme importanza. Ma potrebbe alla lunga anche risultare controproducente. Il rischio infatti è che, come accaduto fino ad oggi con il reddito di cittadinanza, ricevere una cifra aggiuntiva per i figli a carico, possa in qualche modo disincentivare i genitori dalla ricerca di un lavoro stabile per non perdere o far diminuire drasticamente i benefici economici già acquisiti.

Dall'altra parte una grande rivoluzione arriva soprattutto per i lavoratori autonomi e con partita iva. Categoria che spesso è stata tagliata fuori da benefici fiscali, da aiuti e bonus per la famiglia, e troppo spesso dimenticata, nonostante sia in costante crescita nel mercato del lavoro, soprattutto tra i giovani.

Anche per questi però bisognerà fare i conti con l'ISEE, che con i redditi da lavoro autonomo cumulando gli altri già presenti in famiglia potrebbe aumentare decisamente tagliando fuori qualcuno o garantendo una cifra minima per altri.

In sostanza, le questioni sollevate in merito al riconoscimento dell'assegno unico, calcolato soltanto in base al reddito ISEE, sono tutte concentrate sul fatto di evitare il rischio che questo si trasformi in un sussidio sfruttato soltanto dalle famiglie a basso reddito, penalizzando il ceto medio. Risultando così non solo una misura non proprio universale e basata sulla tutela della natalità e della crescita, ma riducendosi a quasi assistenzialismo per chi ha figli e non lavora.

Così facendo il pericolo è quello di perdere di vista quello che dovrebbe essere l'obiettivo primario di tutela delle famiglie, e cioè: la certezza di un futuro migliore. Oltre ai bonus e all'assegno unico, occorrerebbe lavorare anche per rivedere e regolamentare i contratti di lavoro, più garanzie per i giovani, soprattutto per le donne disoccupate con bambini piccoli. Problemi che lo stesso Draghi ha più volte sostenuto di assoluta priorità, ed urgenti da risolvere per la crescita del paese.