I titoli della componentistica auto in Usa si preparano a ripartire. “Il 2020, fino ad ora, a livello mondiale è stato un momento difficile per un segmento che, di solito, riesce a passare immune dalle fasi di recessione economica”, spiega Zain Akbari, analista di Morningstar. L’indice Morningstar Global Auto Parts da gennaio (fino al 14 settembre e calcolato in dollari) ha perso l’8,7% (+13,9% nel 2019).

Indice Morningstar Global Auto Parts da inizio anno

Dati in dollari aggiornati al 14 settembre 2020

Fonte: Morningstar Direct

“Negli Stati Uniti l’allentamento delle misure di restrizione ai movimenti imposte per contrastare il Coronavirus permetterà alle aziende del settore di poter esprimere tutto il loro potenziale”, dice l’analista.

Più fai-da-te

La fase post-emergenza, tuttavia, porterà a una trasformazione temporanea. “All’inizio saranno favorite le società che vendono ricambi ai privati”, spiega Akbari. “La necessità di risparmiare sui costi di riparazione, infatti, spingerà le persone a occupaarsi direttamente della manutenzione. Nel medio e lungo periodo, tuttavia, le stesse persone saranno costrette ad affidarsi a delle officine di professionisti che sanno mettere le mani su automobili che sono sempre più complesse”.

La dinamica non è nuova. “Un trend simile si è visto dopo la crisi del 2008-2009”, dice l’analista. “In questo caso ci aspettiamo che le riparazioni fai-da-te superino quelle in officina almeno fino alla fine di quest’anno”, dice Akbari.

Va poi considerata l’usura del parco macchine che si verifica anche se le auto non si muovono o viaggiano poco. “Ci sono elementi, come ad esempio le batterie, che si deteriorano anche se i veicoli restano fermi in garage”, dice l’analista.

I fattori che nel corso degli anni hanno spinto le aziende del settore, intanto, secondo l’analista non sono stati cambiati dall’emergenza. “L’invecchiameto della auto in Usa è aumentato in maniera consistente nel corso degli anni”, dice Akbari. “Questo, a sua volta, porta alla necessità di riparazioni più frequenti. Non va poi sottovalutato il basso costo dei carburanti, che spinge le persone a preferire l’auto rispetto ad altri mezzi di trasporto”.

Di Marco Caprotti