Il futuro ormai punta tutto in direzione dell’elettrico. Le vetture a diesel e benzina saranno sempre meno numerose sulle strade e tra pochi anni assisteremo a un cambio di tendenza epocale. A dare una grossa scossa al mondo dell’auto è la recente previsione sui costi dei veicoli a carburante: entro il 2027 le macchine elettriche conquisteranno il mercato, arrivando a costare meno di un’auto “normale”. 

A rivelarlo è uno studio pubblicato da BloombergNEF, società del gruppo Bloomberg che si occupa di indagini di mercato. Secondo i dati tra 6 anni le auto alimentate a batteria saranno più economiche delle auto a combustibili fossili, con l’equiparazione prima dei Suv e poi delle berline e delle city car. Ciò avverrà a prescindere dagli incentivi statali e regionali presenti in tutta Europa e da poco rinforzati in Italia.

Non si tratta del primo studio arrivato a questa conclusione: secondo un’indagine del 2020 di UBS, famosa banca svizzera e osservatore di trend aziendali, lo scavalcamento di prezzo sarebbe addirittura atteso per il 2024.

Auto elettriche sempre più economiche

La tendenza discendente del prezzo dei veicoli elettrici è una costante che gli osservatori conoscono da diverso tempo. La curva è data soprattutto dal prezzo del componente finora più costoso di questo tipo di auto: le batterie a litio. Se una volta il loro prezzo era talmente proibitivo da trasformare l’auto elettrica in un vezzo da ricchissimi (percezione in parte ancora viva oggi), oggi il costo delle batterie è calato di quasi il 90% in 10 anni, abbassando di conseguenza il costo del prodotto finito.

Secondo lo studio di BloombergNEF l’arrivo di nuove tecnologie per la produzione e lo smaltimento delle batterie e gli enormi investimenti delle case automobilistiche nella ricerca, comporteranno un calo ulteriore del prezzo, che tra il 2020 e il 2030 potrebbe calare ancora del 60%.

Non solo più economiche, ma anche più numerose: molti grandi nomi dell’automotive mondiale hanno annunciato un passaggio graduale all’elettrico, con l’obiettivo di abbandonare del tutto la produzione di motori a carburante. Questo secondo le stime accrescerà il numero di veicoli green in circolazione, con più di 500 nuovi modelli elettrici rilasciati entro il prossimo anno

Nel 2015 le auto elettriche acquistate globalmente erano solo 450 mila. Un numero talmente irrisorio da non costituire nemmeno una reale media. Un lusso per pochissimi. Questa tendenza è andata espandendosi sempre di più, con un numero attuale di 1,7 milioni di veicoli acquistati nel 2020. Nonostante questo aumento esponenziale però resta un mercato ristretto rispetto al numero totale di automobili in circolazione nel mondo, che supera il miliardo. Secondo la ricerca pubblicata pochi giorni fa nel 2025 le vendite saliranno a 8,5 milioni l’anno e nel 2040 arriveranno a essere 54 milioni. Questo significa che oltre la metà dei veicoli venduti annualmente sarà elettrico, con picchi particolari previsti in Asia e in Europa.

Nel corso degli anni l’aumentare di vetture elettriche sul mercato e la graduale dismissione delle macchine a combustibili fossili farà il resto, allargando sempre più la fetta di elettriche circolanti nel mondo, facendole diventare le regine della strada.

Abbattimento dei costi in dieci anni

La previsione presentata da BloombergNEF mostra come tra il 2020 e il 2030 il costo di diversi mezzi di trasporto leggeri (furgoni, Suv e berline) potrebbe variare, prendendo come parametri la variazione media nel decennio precedente. Il costo dei veicoli a combustibili fossili resterà pressoché invariato, con una media in leggero aumento negli ultimi anni del decennio.

Per i Suv il prezzo (sempre presentato esentasse per un’auto basic) resterà stabile tra i 15 mila e i 20 mila euro, mentre la stessa auto nella variante elettrica costa attualmente tra i 35 e i 40 mila euro, ma arriverà a costare meno di 15.000 euro entro il 2030, eguagliando il costo della concorrente a diesel o benzina nel 2026.

Lo stesso accadrà per le city car, che per tutto il prossimo decennio manterranno un costo tra i 10 mila e i 12 mila euro nelle versioni a carburante, mentre l’elettrico passerà dai 26 mila euro medi del 2020 a costare poco più di 8.000 euro nel prossimo decennio!

Un andamento simile lo riscontriamo anche nel prezzo dei veicoli da trasporto leggeri. Il costo medio di un furgone a diesel o benzina si aggirerà nei prossimi dieci anni tra i 17 e i 22 mila euro. La sua controparte elettrica invece, partendo dal prezzo attuale di circa 32 mila euro arriverà a costare meno di 17 mila euro entro il 2030.

Non tutti sono d'accordo: le stime contrarie

La ricerca presentata da BloombergNEF non è stata accolta con favore da tutto il mondo dell'automotive. C'è chi risponde con scetticismo, presentando ipotesi del tutto contrarie. Tra questi Luca De Meo, ceo del gruppo Renault, che durante un incontro con la stampa tenutosi a gennaio 2021 ha dichiarato:

"Credo che le automobili, purtroppo, diventeranno molto più care nei prossimi anni. Questa è una cosa che nessuno vuole ammettere, nemmeno i politici perché vogliono spingere sull'elettrico, ma un powertrain elettrico costa tre o quattro volte più di uno tradizionale. Ci vorranno dieci anni per ridurne il prezzo alla metà, quindi tra dieci anni costerà ancora il doppio".

Ad unirsi al coro degli scettici anche le voci di Carlos Tavares, amministratore delegato di Stellantis e Akio Toyoda, la cui visione pessimistica sulle auto interamente elettriche è nota da tempo.

Una data per l’Europa total green

La Federazione europea Transport & Environment (T&E), che ha commissionato a BloombergNEF la ricerca sull’andamento dell’elettrico ha esposto all’Unione Europea la richiesta di una data in cui la vendita di auto a combustibili fossili sarà bloccata. La proposta più realistica potrebbe essere il 2035, anno in cui l’elettrico potrebbe arrivare a coprire il 100% delle vendite europee se le politiche UE diventassero più intransigenti sui consumi di CO2. L’Europa ha convenzionalmente fissato al 2050 l’obiettivo di ridurre a zero le emissioni, ma sempre secondo lo studio BNEF potrebbe essere facilmente “bucato” se non si pone uno stop alla produzione di auto a carburante naturale.

“Con le giuste politiche, le auto e i furgoni elettrici possono raggiungere il 100% del mercato entro il 2035 in Europa. Il Governo italiano deve favorire questa transizione storica, da un lato sostenendo in Europa obiettivi di riduzione di CO2 più stringenti per i costruttori e introducendo il 2035 come data di fine vendita dei motori a combustione interna, dall’altro accelerando la diffusione dei veicoli elettrici nella flotta italiana. È ora di rimboccarsi le maniche, di dispiegare una rete di ricarica nazionale adeguata e di introdurre politiche fiscali mirate e coerenti” spiega Veronica Aneris, direttrice di T&E Italia.

A questo proposito è stato lanciato un vero e proprio appello, firmato da 27 grandi aziende europee che si impegnano a ridurre a zero le emissioni e a utilizzare principalmente flotte di furgoni e auto elettriche entro il 2035. Si tratta di imprese che messe insieme sfiorano il PIL della Danimarca, con un enorme potere anche a livello globale. Si tratta, tra le altre, di IKEA, Coca-Cola European-Partners, SKY, Uber e Volvo. A loro si aggiungono anche le aziende italiane Enel e Novamont. Parte di questo piano è interrompere la richiesta massiva e incentivare lo stop alla produzione di auto a combustione interna, quindi diesel, benzina e persino le macchine ibride. 

Gli stessi abitanti dell’Unione Europea dal canto loro sono favorevoli al fermo della produzione di auto a diesel e benzina. Secondo un sondaggio tenuto da YouGov in 15 città europee, coinvolgendo oltre 10 mila persone in otto differenti Stati: Belgio, Francia, Germania, Ungheria, Polonia, Spagna e Regno Unito. Presente anche l’Italia, con interviste svolte nelle città di Roma e Milano dove la percentuale di favorevoli ha superato la media europea del 66%, attestandosi rispettivamente al 77% e al 73%.

Meno entusiasti all’idea i tedeschi, con le percentuali più basse di voti favorevoli ad Amburgo e Berlino, rispettivamente al 52% e 51%. Fortunatamente però nessuna città europea si è dimostrata contraria all’adozione totale dell’elettrico nell’Unione.