Le banche italiane continuano a essere delle occasioni di investimento anche dopo il rally di novembre. Nonostante nelle ultime quattro ottave i titoli bancari coperti dall’analisi di Morningstar abbiano registrato rendimenti attorno al 20% le attuali valutazioni di mercato restano a sconto rispetto al fair value.

Nel periodo considerato Unicredit ha guadagnato il 22,11% (in euro al 20 novembre 2020) ma il suo rapporto Prezzo/Fair value di 0,77 continua a essere il più basso tra gli istituti di credito coperti da Morningstar. I numeri riportati dalla banca nel secondo trimestre mostrano un significativo miglioramento rispetto ai primi tre mesi dell’anno, con il risultato netto che è passato da una perdita di 2,7 miliardi di euro del primo trimestre a un utile di 420 milioni di euro. Ma il confronto rispetto allo stesso periodo dello scorso anno rimane pesantemente influenzato dallo scoppio della pandemia.

Unicredit, stime di Morningstar più caute rispetto alle guidance

“Questi numeri, che sono il risultato di una contrazione dei ricavi e di un forte aumento degli accantonamenti per i prestiti in sofferenza (non-performing loans), non sono particolarmente preoccupanti considerato il contesto dell’economia del paese, ma le nostre previsioni sono più conservative rispetto alle stime dell’azienda. In base alle guidance annunciate dal management di Unicredit la redditività del capitale dovrebbe attestarsi attorno all’8% dal 2023 in poi, mentre secondo il nostro modello non supererà il 6,5%. Inoltre, ipotizziamo in media perdite sui prestiti dello 0,7% nei prossimi cinque anni (vs lo 0,4% preventivato dall’azienda)”, dice Johann Scholtz, analista azionario di Morningstar (report aggiornato al 21 agosto).

Nelle ultime quattro settimane Intesa Sanpaolo ha guadagnato il 20%. Il titolo ha visto scendere il suo Morningstar rating da 4 a 3 stelle, ma continua a essere scontato del 10% rispetto al fair value di 2,10 (report aggiornato al 5 novembre). Anche nel caso della banca torinese i numeri del terzo trimestre sono stati sensibilmente migliori rispetto a quello del secondo, ma in fortissimo calo rispetto allo scorso anno: rispetto allo stesso periodo del 2019 gli utili sono scesi del 51%, i ricavi sono calati del 10% e gli accantonamenti per perdite attese sui crediti sono aumentate dell’80%.

L'acquisizione di UBI fa bene all'utile di Intesa 

“L’utile di 3,8 miliardi di euro riportato da Intesa Sanpaolo nel terzo trimestre tiene conto del ‘goodwill negativo’ di 3,2 miliardi di euro relativo all’acquisizione di UBI finalizzata a un prezzo inferiore rispetto al suo valore contabile. Al fine di sostenere il consolidamento del settore, le autorità europee hanno consentito alle banche di utilizzare l’avviamento negativo derivante da operazioni di M&A per compensare gli oneri di ristrutturazione o accantonamenti per perdite su crediti. E questo consente ad Intesa di rafforzare ulteriormente il suo bilancio. Le guidance dell’azienda indicano un utile di 3 miliardi di euro per fine anno e di 3,5 miliardi di euro per il 2021. Le nostre stime sono più ottimistiche per i prossimi due anni, ma inferiori rispetto alle previsioni di Intesa a partire dal 2022 (che incorporano gli utili e le sinergie prodotte dalla fusione con UBI)”, aggiunge Scholtz.

Mediobanca penalizzata dall'esposizione all'economia domestica

Le azioni Mediobanca hanno registrato una crescita più bassa rispetto alle altre due. Il titolo ha guadagnato quasi il 17% anche se continua a essere scambiato a un tasso di sconto del 15% rispetto al fair value di 9 euro (report aggiornato al 6 luglio 2020).  “Mediobanca è molto più esposta all’economia domestica di quanto non lo siano Intesa Sanpaolo e Unicredit, per questo ci aspettiamo che gli accantonamenti per perdite attese sui crediti aumenteranno per tutto l’esercizio del 2020 per por raggiungere il picco in quello del 2021. Per quest’anno stimiamo una perdita su crediti dell’1% (contro lo 0,5% del 2019) e prevediamo che le difficoltà dell’economia italiana continueranno a pesare sulla sua crescita degli attivi. Diversamente dai suoi competitor europei, Mediobanca beneficerebbe meno di un eventuale aumento dei tassi di interesse, dati gli elevati costi di raccolta, ma potrà trarre vantaggio dalla sua espansione nel segmento del wealth management”, conclude Scholtz.

Di Francesco Lavecchia