Uno dei nodi cruciali per gli investitori sono da sempre i beni rifugio. Negli ultimi anni, è diventato molto complesso poter trovare delle linee di mercato che offrano una vera e propria salvaguardia.

Un problema anche per i trader che, in circostanze sfavorevoli, hanno necessità di proporre dei sistemi di tutela nel mercato.

Quando si verificano crisi di governo, conflitti o attentati e problematiche sociali che vanno anche a sconvolgere gli equilibri geopolitici, il mercato è uno dei primi a risentirne e di conseguenza gli investitori alzano il livello di allerta.

Con gli ultimi accadimenti in atto e l’ombra di una guerra in arrivo, lo scenario macroeconomico mondiale ha generato una situazione di allarme in tutto il mondo.

La criticità deriva soprattutto da un dettaglio particolare, i classici beni rifugio come l’oro, in questi contesti non sono effettivamente un’ancora di salvezza, come hanno dimostrato in altre situazioni.

Solitamente sono state sempre le monete più forti a dare salvaguardia agli investitori ma, parlando di un conflitto che riguarda in primo luogo gli USA, lo scenario cambia totalmente.

Il dollaro perde quota: ora del suo tramonto?

Da sempre il dollaro rappresenta la moneta per eccellenza e, quindi, anche un bene rifugio che ha convogliato i trader di tutto il mondo in caso di crisi.

Cosa accade però quando il conflitto è innescato proprio dagli USA? Inevitabilmente il trend cambia e l’incertezza politica non può più trovare sicurezza in esso.

Il rally del dollaro è legato al tasso dei Bond e quindi, come dimostrano chiaramente le variazioni a Wall Street, sembrerebbe essere strettamente connesso al sentiment globale per la divisa americana.