Urgono regole più stringenti sulle prestazioni di tipo assistenziale, spiega Alberto Brambilla (Itinierari Previdenziali), a partire da una semplice banca dati. Quota 100 e Reddito di cittadinanza pesano sui conti e non vanno nella direzione giusta.

Buongiorno e benvenuti. Ci troviamo a Roma, dove è appena stato presentato il Settimo Rapporto sul Bilancio del Sistema Previdenziale italiano a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali.

È un quadro che non lascia spazio ad allarmismi quello tracciato dal rapporto, almeno per quanto riguarda la spesa pensionistica pura. Tuttavia, a destare preoccupazione e a pesare sui conti è ancora una volta la spesa assistenziale, letteralmente esplosa dai 73 miliardi di euro del 2008 ai quasi 106 miliardi del 2018.

Abbiamo commentato questi dati con il professor Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali.

Di seguito, i punti principali evidenziati dal Rapporto:

  • Benché in leggera crescita, la spesa pensionistica è sotto controllo: nel 2018, ha raggiunto i 225,593 miliardi (contro i 220,843 del 2017); sempre più insostenibile appare invece il costo delle attività assistenziali a carico della fiscalità generale: 105,666 miliardi di euro nel 2018, con un tasso di crescita annuo dal 2008 pari al 4,3%.
  • Parallelamente all’aumento del tasso di occupazione complessivo, prosegue anche nel 2018 la lenta ma progressiva diminuzione del numero dei pensionati: il rapporto attivi/pensionati tocca quota 1,4505, valore prossimo all’obiettivo dell’1,5. Ancora da valutare però il possibile impatto negativo di Quota 100.