Il blocco sfratti è una misura che è stata introdotta per la prima volta dal decreto Cura Italia, che ne fissava il termine al 31 agosto 2020: tramite questa norma, gli inquilini che non sono in grado di pagare l’affitto non possono essere cacciati di casa dai proprietari. Il protrarsi dell’emergenza, inoltre, aveva costretto il Governo a prorogare – nel decreto Rilancio – al 31 dicembre 2020 il blocco degli sfratti, senza pensare ad alcuna misura di sostegno o tutela per i proprietari degli immobili. Si sono susseguite proteste e discussioni, fino alla proroga del blocco sfratti al 30 giugno 2021 (prevista dal decreto Milleproroghe). 

Ora, pare che questa sia la data ultima di scadenza del blocco: cosa può accadere dal 1° luglio? In effetti potrebbe anche non cambiare nulla per molti inquilini: tutto dipende dalla data e dal periodo di morosità (primo o dopo il Covid). I primi a poter essere cacciati saranno gli inquilini morosi dal periodo pre-Covid, ovvero quello antecedente il 28 febbraio 2020. Toccherà poi anche a tutti gli altri, ma in un momento successivo (al 30 settembre 2021 e al 31 dicembre 2021).

Il blocco sfratti, quindi, cesserà di esistere dal 30 giugno 2021, ma con gradualità: sono previsti tre scaglioni per non imbarcare la macchina giudiziaria nella serie di atti da eseguire. Solo per il periodo pre-pandemia, si parla di almeno 100 mila esecuzioni di sfratto. Ecco cosa cambia dal 1° luglio 2021 e come verrà eliminato il blocco sfratti in tre scaglioni. Le novità in arrivo.

Blocco sfratti: cosa cambia dal 1° luglio?

Un emendamento al Decreto Sostegni – che è stato riformulato e approvato dalle commissioni Bilancio e Finanze del Senato – ha confermato il termine del blocco degli sfratti al 30 giugno 2021 (come previsto dal decreto Milleproroghe): cosa cambia dal 1° luglio? Per molti inquilini morosi nel periodo post-pandemia, in realtà, poco o nulla cambierà: nel senso che il blocco sfratti verrà a scadere per scaglioni in tre momenti diversi.

La scelta di istituire tre scaglioni deriva – come rivela una fonte del Ministero della Giustizia – dalla necessità di non intasare gli uffici giudiziali e le forze dell’ordine e per non inasprire le tensioni sociali. Al tempo stesso, i tre scaglioni permettono di far defluire i processi in modo più rapido rispetto alla rimozione totale del blocco in un unico momento.

Basti pensare al chiaro esempio del Fisco: le cartelle esattoriali dovrebbero rimanere bloccate fino al 31 maggio – secondo l’ultima bozza del decreto Sostegni bis e secondo quanto previsto da una nota del Ministero dell’Economia –, ma a partire dal 1° giugno l’Agenzia delle Entrate riprenderà con gradualità la notifica degli atti in archivio per non intasare i pagamenti.

Cosa prevede il decreto Milleproroghe sul blocco sfratti?

A disporre la scadenza del blocco sfratti al 30 giugno 2021, di fatto, è stato il decreto Milleproroghe - D.L. 31/12/2020 n. 183, convertito in legge n. 21 del 26 febbraio 2021.

Nel dettaglio, il Milleproroghe ha disposto quanto segue:

  • la sospensione dell’esecuzione di provvedimenti di rilascio degli immobili per morosità (ovvero mancato pagamento del canone entro i tempi prestabiliti dal contratto), nonché di rilascio dell’immobile venduto. La scadenza viene prorogata al 30 giugno 2021;
  • la sospensione delle procedure esecutive immobiliari aventi ad oggetto l’abitazione principale del debitore, al cui scadenza viene prorogata al 30 giugno 2021.

Nel dossier allegato al decreto Milleproroghe, infine, il Governo si impegnava a rivedere la normativa in vista dalla possibile introduzione di una distinzione delle cause di morosità in relazione alla pandemia di Covid-19 e valutando l’orizzonte temporale. Inoltre, era stata disposta la possibilità di attingere al Fondo inqulini morosi incolpevoli, oltre a prevedere successive misure a sostegno dei proprietari degli immobili.

Blocco sfratti, stop dal 1° luglio: i tre scaglioni

Quali sono, quindi, i tre scaglioni previsti dal Governo per la ripresa degli sfratti? Il blocco scade il 30 giugno, ciò significa che alcuni inquilini rischiano di essere “buttati” fuori casa già dal 1° luglio: vediamo chi rischia di più.

Gli sfratti, una volta rimosso il blocco, si eseguiranno in questo modo:

  • a partire dal 1° luglio 2021 potranno essere eseguiti gli sfratti per morosità precedenti al 28 febbraio 2020, ovvero quelli pre-Covid (per un totale di circa 100 mila esecuzioni);
  • dal 1° ottobre 2021, invece, potranno essere eseguiti gli sfratti nel periodo compreso tra il 28 febbraio e il 30 settembre 2020 (che quindi potranno godere del blocco fino al 30 settembre 2021);
  • infine, al 31 dicembre 2021 (e poi ripresa dal 1° gennaio 2022) verranno eseguiti gli sfratti più recenti, quelli nel periodo compreso tra il primo ottobre 2020 e il 30 giugno 2021.

Quali sfratti subiscono il blocco fino al 30 giugno 2021?

Il diritto di proprietà è uno dei pilastri fondamentali sui quali si fonda la nostra società. Ciò non toglie, però, la possiblità di limitare tale diritto – per legge – per tutelare la salute pubblica. La pandemia di Covid-19 ha impoverito moltissime famiglie italiane e non ha permesso loro di saldare entro i termini prestabiliti i canoni di locazione, inasprendo le difficoltà ancor più di quanto fossero difficili prima della pandemia.

Il Governo, quindi, con il decreto legge n. 183 del 31 dicembre 2020 aveva disposto la proroga del blocco sfratti fino al 30 giugno 2021. La sospensione, però, è valida soltanto per i provvedimenti di rilascio degli immobili, compresi quelli ad uso non abitativo.

Quali sono, quindi, gli immobili che subiscono il blocco sfratti fino al 30 giugno 2021?

  • quelli per morosità già emessi, ovvero quelli ai quali il magistrato competente ha verificato l’effettivo stato di morosità dell’inquilino;
  • quelli emessi dopo il pignoramento dell’immobile, con collegata richiesta di trasferimento del debitore e dei suoi familiari.

Quali sfratti sono esclusi dal termine?

Al contempo, si possono identificare anche degli immobili esclusi dal provvedimento emergenziale. Tra questi vi sono:

  • gli sfratti che arrivano a seguito del termine della locazione, ossia quelli che sono stati emessi verso gli inquilini dopo la scadenza del contratto di affitto;
  • l’ingiunzione di rilasciare l’immobile trasferito all’aggiudicatario, nel caso non sia adibito ad utilizzo abitativo per il debitore e i membri della sua famiglia;
  • i provvedimenti di restituzione di immobili occupati senza alcun titolo (per esempio nei casi di occupazione abusiva) o senza titolo valido.

Occorrerà valutare caso per caso, quindi, quali siano gli immobili suscettibili al blocco e quali invece siano esclusi.

La rabbia di Confedilizia

L’emendamento approvato dall’Aula non è piaciuto a Confedilizia, che all’indomani della notizia ha espresso il proprio disappunto in merito al blocco sfratti eliminato per scaglioni: la richiesta è quella di eliminare in modo integrale in blocco, senza prevedere tre velocità.

Il Presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, ha ribadito la sua posizione: ricordando come il blocco degli sfratti sia “un abuso, perché priva i proprietari di un diritto sancito da un giudice, quello di tornare in possesso del proprio immobile, spesso dopo anni di mancate entrate, di spese e di tasse”. Al 30 giugno 2021, quindi, “dopo ben 16 mesi di sospensione del diritto”, il blocco dovrebbe cessare per sempre e per tutti – secondo Testa.

La Lega di Matteo Salvini, invece, festeggia la restituzione dei diritti per almeno 50 mila proprietari di casa, mentre Fratelli d’Italia ha presentato una proposta di legge con lo scopo di ottenere una rinegoziazione dei contratti di locazione degli immobili adibiti ad uso commerciale.

E per i proprietari degli immobili? Ennesima beffa: ancora nessuna tutela

Insieme alla notizia del termine del blocco sfratti, i proprietari degli immobili hanno dovuto assistere all’ennesima beffa. Da mesi richiedono tutele per loro stessi, essendo soggetti tali e quali agli inquilini, che risentono della crisi e necessitano di ristori per il mancato introito derivante dai canoni di locazione non pagati.

Una richiesta in tal senso era giunta in relazione alla proroga del blocco sfratti al 31 dicembre 2020 (grazie al provvedimento del Governo noto come decreto Rilancio) in data 28 luglio 2020 n. 2-00879 dall’On. Mazzetti Erica (FI-BP), sostenuto da altri.

Con tale richiesta veniva avanzata – ai Ministeri della Giustizia, dell’Economia e delle Finanze, e degli Interni – la necessaria discussione sul ripristino della tutale del diritto di proprietà, oltre all’introduzione di opportuni ristori, se ritenuti necessari, per i proprietari interessati dalla sospensione.

In seguito, anche durante la discussione del Decreto Milleproroghe era stata sollevata la questione di tutela dei proprietari degli immobili, ma nulla è stato fatto in loro difesa.

Il decreto Sostegni bis, in discussione in Consiglio dei Ministri, dovrebbe estendere e prorogare il bonus affitti a sostegno dei proprietari degli immobili, ovvero la possibilità di ottenere un credito di imposta al 60% del canone di locazione. Una vittoria amara, ma che concede un piccolo sospiro di sollievo ai proprietari di immobili.

Novità! Alcuni affitti sono esclusi da tassazione: ecco quali

Tra gli emendamenti presentati al decreto Sostegni 1 rivisti da Palazzo Madama, è stato approvato anche quello che esclude alcuni affitti non pagati dalla tassazione Irpef. 

In particolare, questa norma estende l’esenzione dal pagamento dell’Irpef ai casi di intimazione di sfratto per morosità o un’ingiunzione di pagamento per gli affitti non pagati dal 1° gennaio 2020, a prescindere dalla data di stipula del contratto. 

Ai canoni non percepiti dal 1° gennaio 2020, in altre parole, continuano ad applicarsi le medesime regole secondo le quali gli affitti entrano nell’imponibile nel periodo d'imposta cui si riferiscono.

Per le imposte versate, infine, è riconosciuto – come spiega il Sole 24 Ore – un credito di imposta pari all’importo dell’affitto non riscosso.