Non c'è pace per il bollo auto. Tante parole tante polemiche. Ma alla fine è necessario mettere mano al portafoglio e pagarlo. Sul decreto legge Cura Italia non si trova nulla, ma proprio nulla, che abbia a che fare con il bollo auto: era una misura attesa da tutti i cittadini e dalle Regioni, che ricordiamo continuano ad incassare il gettito. Proprio queste ultime (parlo delle Regioni), starebbero premendo sul Ministero dell'Economia perché ci sia un rinvio per il pagamento su tutto il territorio nazionale. Ma al momento l'unico rinvio sembra quello che riguarda i noleggi.

Bollo auto: perché dobbiamo pagarlo?

Secondo molti osservatori, il rinvio delle scadenze potrebbero servire ad evitare gli affollamenti negli uffici che permetterebbero la diffusione del Covid-19. Ma ad essere sinceri il bollo auto può essere pagato anche tramite il canale telematico, evitando di recarsi in qualsiasi ufficio.



Le motivazioni per il rinvio potrebbero essere delle altre, però. Lo slittamento potrebbe essere utile per non mettere in difficoltà persone ed imprese che in questo periodo hanno dovuto fermare la propria attività e sono in crisi di liquidità. Le situazione più critica, è senza dubbio quella dell'autotrasporto, che, nonostante l'emergenza coronavirus, non si può fermare ma subisce un generico calo di attività. Ricordiamo che il bollo per una flotta di camion può anche valere alcune decine di migliai di euro.

Ad essere pesantemente colpito è anche il settore dell'autonoleggio. In questi mesi, comunque, non è tenuto a pagare il bollo per le proprie flotte: in questo caso il coronavirus non centra niente, lo slittamento è dovuto ad un affrettato cambio delle norme sulla destinazione del gettito.

Bollo auto: quali sono le prospettive?

Per il momento ci sono solo parole. Le Regioni hanno comunicato che rinuncerebbero volentieri all'incasso del bollo, tanto da fare pressioni sul Mef perché decida almento per una moratoria. Occorrerebbe una nuova norma o un emendamento al Dl Cura Italia da far approvare rapidissimamente dal Parlamento in sede di conversione, prevista già per l’ultima settimana di marzo.