Vuoi una casa nuova? O meglio, vuoi che la tua casa sembri nuova? Col Bonus 110%, o Superbonus 110% si può fare, e conviene! O forse no? Negli ultimi mesi ci sono stati diversi articoli che ne hanno trattato, in merito anche agli ultimi eventi, come quello di Francesco Santone e di Valeria Oggero. Ma poniamoci l'ipotesi, forse non tutto irrealistica, che forse questo Bonus non conviene. E come sarebbe possibile? Vediamo insieme come.

Come funziona il Bonus 110% oggi

Partiamo dalle basi. Il Bonus 110% è uno strumento agevolativo, anzi un vero e proprio mazi-credito d'imposta, varato durante il Governo Conte II, grazie al Decreto Rilancio. Questa è la situazione: hai da ristrutturare la tua casa, il condominio dove abiti, la casa popolare che ti hanno assegnato? Col Bonus 110%  puoi farlo.

Ma ufficialmente che cos'è? Come recita il Decreto, il provvedimento è:

uno sgravio fiscale per le spese sostenute in casa per l'efficientamento energetico.

Queste detrazioni fiscali, che arrivano fino al 110% delle spese, sono scontate per cinque anni, a patto che il lavoro di efficientamento energetico sia relativo a due tipi di lavori: trainanti e trainati.

Il primo significa che è un lavoro ammesso al Bonus 110%, e può essere fatto separatamente. Sono generalmente lavori per l'isolamento termico (l'involucro), oppure il sostituire il sistema di climatizzazione invernale. Oppure semplici interventi contro il rischio di terremoti.

Mentre i trainati sono quelli che, ammessi al Bonus 110%, prevede l'attività congiunta di uno o più trainanti, come tutti i lavori per l'efficientamento energetico o l'installazione di impianti fotovoltaici o di torrette elettriche (quelle per la ricarica dei veicoli). Oppure semplici lavori in cui si eliminano le barriere architettoniche (ma queste spese vanno fatte dal 1° gennaio 2021).

Ma chi può richiedere il Bonus 110%?

I lavori per richiedere il Bonus 110% non sono pochi. Ma non significa che tutti possano richiederlo. Non voglio illudervi: la strada non è così facile. Chi può accedere al Bonus 110% sono:

  • condomini;
  • persone fisiche per edifici unifamiliari considerati come prima abitazione;
  • gli IACP (Istituti Autonomi Case Popolari), o enti e società simili;
  • cooperative di abitazione a proprietà indivisa (cioè sei un socio che ha diritto ad avere un alloggio a tempo indeterminato).

Se ci si rientra, si può passare ad un altro step, quello del fare la domanda.

Bonus 110%: dove fare domanda è semplice!

Il dove fare la domanda per il Bonus 110% è semplice: fai domanda sul sito ENEA.it, cioè l'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile.

Per evitare confusioni, dovete fare richiesta nel nostro caso al Bonus 110%, non al Bonus Casa e all'Eco Bonus. Cosa sono questi ultimi? Solo altri bonus molto utili, e appartenenti alla famiglia delle detrazioni fiscali istituite dal governo Conte II. Volete ulteriori informazioni? Vi invito a leggere questi due articoli riguardo al Bonus Casa e all'Eco Bonus.

Comunque, entrato nel sito, il problema del dove non sussiste più. Inizia quello del come, che è abbastanza difficile. 

Bonus 110%: ecco, come fare domanda NON è semplice!

Il come è il problema chiave in ogni richiesta, anche per far domanda per il Bonus 110%. La trafila burocratica in questo paese è un must in ogni dove, come già raccontato per quel che concerne il famoso Reddito di Cittadinanza.  

Intanto, per iniziare, come segnala il sito edilizia.com, serviranno documenti quali:

  • l'autodichiarazione del proprietario del credito, che attesti l'uso negli ultimi dieci anni di altre agevolazioni fiscali relative ai Bonus Casa;
  • una visura catastale sull’immobile;
  • la dichiarazione di conformità edilizia e urbanistica;
  • i prospetti in AutoCAD DWG, con tanto di documentazione fotografica;
  • vari preventivi e computi metrici;
  • schede dei materiali comprati e la dichiarazione di posa.

Una volta arrivati al 30% dei lavori, in fase avanzata, serviranno:

  • la CILA (Comunicazione Inizio Lavori Asseverata);
  • altri preventivi e computi metrici;
  • le Fatture SAL (Stato Avanzamento Lavori), e devono essere segnalati le percentuali di lavoro al momento fatto;
  • una ulteriore documentazione fotografica;
  • una scheda di descrizione degli interventi realizzati;
  • la ricevuta con codice identificativo della richiesta.

A lavori finiti, serviranno:

  • la dichiarazione di fine lavori;
  • altri preventivi e computi metrici;
  • altre fatture e scheda di descrizione degli interventi effettuati;
  • un'altra documentazione fotografica;
  • la SCA (Segnalazione Certificata per l’Agibilità);
  • e un'altra ricevuta con codice identificativo della domanda.

Se avete ancora voglia di tentare il Bonus 110%, sappiate che questo è solo l'inizio.

Perchè il Bonus 110% (non) conviene: rimborso o credito?

Il Decreto, all'art. 119 c.1, garantisce l'operazione per il Bonus 110% sia come rimborso nella Dichiarazione dei Redditi, sia come cessione del credito all'impresa costruttrice.

Ma nel primo caso, il rimborso è solo di 60.000 euro ad abitazione per lavori di isolamento termico sull’involucro dell‘edificio (almeno il 25% della superficie disperdente). E funziona anche per chi amministra un condominio. Ma a patto che si usino materiali con criteri ambientali minimi e antincendio.

Se non proprio isolamenti, il rimborso è disponibile fino a 30.000 euro per una serie di sostituzioni o installazioni.

Hai 30.000 euro ad abitazione se sostituisci nelle parti comuni degli edifici condominiali, gli impianti di climatizzazione invernale esistenti con:

  • nuovi impianti centralizzati a condensazione (classe energetica minimo A);
  • nuovi impianti centralizzati a pompa di calore (ibridi, geotermici) anche con impianti di microgenerazione.

Hai 30.000 euro di rimborso, e sempre con la sostituzione dei citati impianti, ma stavola anche per gli edifici unifamiliari.

A sua volta si può procedere con il rimborso anche per l'adeguamento sismico, ma solo se vivi in zone a rischio sismico 1, 2, 3: così puoi stipulare una polizza per la copertura di calamità detraibile al 90%.

Se almeno uno dei tre punti è stato compiuto, si può richiedere il rimborso anche:

  • installando impianti solari fotovoltaici connessi alla rete elettrica, ma tramite contratto con il GSE per la vendita dell'energia non auto-consumata all'ente. 
  • installando sistemi di accumulo negli impianti solari fotovoltaici installati, relativi però all'usufrutto del Super Bonus Edilizia 110%;
  • realizzando le "colonnine" per i veicoli elettrici.

Per la cessione del credito all'impresa, cioè in poche parole fai tutti i lavori e lasci il Bonus 110% all'impresa, è previsto secondo l'art. 121 c. 2 solo per i seguenti lavori:

  • recupero del patrimonio edilizio, cioè manutenzione (stra)ordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia. E' valido per tutti: condomini, unità familiari, abitazioni rurali...
  • efficienza energetica dell’edificio;
  • adeguamento delle strutture in caso di terremoti;
  • recupero o restauro della facciata in edifici esistenti, ma solo di pulitura o tinteggiatura esterna;
  • installazioni di impianti solari fotovoltaici, sistemi di accumulo e colonnine di ricarica.

Queste sono le due opzioni. Sono simili nelle disponibilità, a patto però che vada tutto bene.

Perchè il Bonus 110% (non) conviene: le condizioni finali

Potrebbe accadere che il Bonus 110% non ti venga erogato. Cioè, hai fatto documenti, doppi documenti, controlli, visure, e infine anche la dichiarazione dei redditi. E alla fine non ti danno il bonus. Come? Per via delle condizioni finali.

Può succedere che non ti diano il Bonus 110% perché il costo dell’operazione è sopra il tetto previsto per la singola unità immobiliare. 

Può succedere che non ti diano il Bonus 110% perché il costo dell’operazione supera i valori congrui indicati dal Mise. Se spendi troppo per un cappotto, il resto lo paghi tu.

Può succedere che non ti diano il Bonus 110% perché non si ottiene un miglioramento di due classi energetiche. E questo è il nodo principale.

A fine lavori, serve un professionista che certifichi che l’immobile abbia:

  • un miglioramento di almeno 2 classi energetiche;
  • un miglioramento di 1 classe energetica se si parte da classe B (essendo quella dopo, l'A, la più alta).

Questo professionista, iscritto nel suo albo professionale (commercialista, ragioniere, perito commerciale, anche uno iscritto alla Camera di Commercio) deve rilasciare l'asseverazione tecnica e il visto di conformità, due documenti che attestano la fine dei lavori secondo le norme previste. Così il richiedente accede al maxi-credito d’imposta. Altrimenti scatta il blocco. E chi paga poi?

Alla fine chi paga il Bonus 110%? Banche? Imprese? Io?

Come detto prima, abbiamo due possibilità per usufruire del Bonus 110%. O col rimborso tramite la propria dichiarazione dei redditi, o con la cessione del credito all'azienda edile, che farà tutti i lavori. 

Ma questa cessione può essere fatta anche ai fornitori, o addirittura alle banche. Ma le banche potrebbero non necessariamente accettare il credito, e anzi rifiutarlo o cederlo all'Agenzia delle Entrate. O peggio ancora cederlo a enti o agenzie di riscossione.

E questo per la questione dei pagamenti. Ma non esistono solo questi. Ci sono anche le multe. Queste ultime scattano se lo Stato, negli otto anni stabiliti per i controlli, scopre che le dichiarazioni presenti nel visto di conformità risulteranno false o incongrue.

Si parla di una multa da 2.000 a 15.000 euro per ogni dichiarazione falsa!

Fortunatamente questa parte è rivolta al professionista, non al richiedente. Al richiedente accade che perderà il diritto di accesso al maxi-credito.

Può rivarsela col professionista, a patto che quest'ultimo abbia stipulato anzitempo una polizza assicurativa per la responsabilità civile, relativa appunto al numero di asseverazioni presenti sul visto. Quindi, almeno 500.000 euro sono previsti per il rimborso, essendo quest'ultima la quota minima della polizza.

Se ve la sentite di affrontare questo viaggio, spero abbiate allora tutto pronto, perché il tempo scorre. Le scadenze non sono così lontane, come segnala Alda Moleti.

Ma attenzione! A fare le cose in fretta si incorre nelle multe. O direttamente nell'Agenzia delle Entrate.