Uno degli effetti della pandemia da Covid-19 è certamente l’ampliamento della mole di sussidi e bonus elargiti dallo Stato ai cittadini, in special modo alle categorie più colpite dalla crisi economica che ne è seguita. Oltre a preoccuparsi di sostenere le imprese e le famiglie che hanno subito le conseguenze più nefaste dei provvedimenti di chiusura necessari a fronteggiare la pandemia, il Governo ha inoltre sfruttato l’occasione per imprimere una accelerazione ai processi di digitalizzazione dei pagamenti.

Questo giro di vite verso l’abbandono del contante, come è noto, è mirato a garantire una maggiore tracciabilità dei pagamenti, per limitare da un lato l’evasione fiscale e dall’altro il riciclaggio del denaro. A tale scopo, il Governo presieduto da Giuseppe Conte aveva introdotto il cosiddetto Cashback di Stato.

Conti alla mano, il nuovo Governo di Mario Draghi ha ritenuto di dover sospendere tale misura, giudicando non vantaggioso il rapporto tra costi e benefici. Le risorse così risparmiate sono però in parte state trasferite in un’altra iniziativa, ritenuta meno costosa e in grado di garantire analoghi benefici: è il bonus bancomat. Come vedremo più nel dettaglio, si tratta di una misura in grado di assicurare fino a 480 euro per ogni professionista che intenda dotarsi di strumenti di pagamento elettronici.

Nel corso dell’articolo spiegheremo nel modo più chiaro possibile come funziona il nuovo bonus bancomat, chi ne ha diretto e come fare per richiederlo.

Che cos’è il bonus bancomat?

Con il Decreto-Legge n° 99 del 30 giugno 2021 — «Misure urgenti in materia fiscale, di tutela del lavoro, dei consumatori e di sostegno alle imprese» — il Governo ha introdotto una serie di misure volte a riorganizzare in parte le norme che regolano la riscossione della TARI, il contenimento delle tariffe energetiche e, appunto, gli incentivi all’uso della moneta elettronica.

Oltre a sospendere il Cashback di Stato, il Governo ha così introdotto in sua sostituzione il cosiddetto bonus bancomat. Questo si compone di due parti, le quali, se sommate, consentono di ottenere fino a un massimo di 480 euro per ogni soggetto.

Come funziona il bonus bancomat?

In primo luogo, come si legge dal testo del decreto, è bene chiarire che il bonus bancomat si rivolge esclusivamente «agli esercenti attività di impresa, arte o professioni», ossia a soggetti dotati di Partita IVA, i quali

«effettuano cessioni di beni o prestazioni di servizio nei confronti di consumatori finali e che, tra il 1° luglio 2021 e il 30 giugno 2022, acquistano, noleggiano o utilizzano strumenti che consentono forme di pagamento elettronico […], spetta un credito di imposta, parametrato al costo di acquisto, di noleggio, di utilizzo degli strumenti stessi, nonché delle spese di convenzionamento ovvero delle spese sostenute per il collegamento tecnico tra i predetti strumenti.»

Ciò significa che tutti i commercianti al dettaglio o i professionisti che vendono i propri servizi possono beneficiare di un vero e proprio rimborso delle spese sostenute per dotarsi di strumenti di pagamento elettronici.

Non solo. Perché il testo del decreto prevede una ulteriore erogazione di fondi per i medesimi soggetti, i quali,

«nel corso dell'anno 2022, acquistano, noleggiano o utilizzano strumenti evoluti di pagamento elettronico che consentono anche la memorizzazione elettronica e trasmissione telematica di cui al all’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127, spetta un credito d'imposta nel limite massimo di spesa per soggetto di 320 euro, nelle seguenti misure».

Spiegheremo meglio nel corso dell’articolo qual è la differenza tra i due provvedimenti presenti nel medesimo decreto.

Bonus bancomat: quanto si può ottenere?

Prima, però, è bene capire quale sia l’ammontare del bonus bancomat che viene corrisposto in sostituzione del Cashback.

Per quanto riguarda l’acquisto o il noleggio di strumenti di pagamento elettronici, il limite di spesa per ogni soggetto che intende vedersi rimborsare la propria spesa, è pari a 160 euro. L’erogazione di questo bonus è però parametrato all’ammontare complessivo dei ricavi e dei compensi dell’attività. Viene infatti rimborsato:

  • il 70% della spesa sostenuta per acquisto o noleggio di strumenti di pagamento elettronici a tutti i soggetti i cui ricavi e compensi siano inferiori ai 200 mila euro
  • il 40% della spesa sostenuta per acquisto o noleggio di strumenti di pagamento elettronici a tutti i soggetti i cui ricavi e compensi si attestino tra i 200 mila e 1 milione di euro;
  • il 10% della spesa sostenuta per acquisto o noleggio di strumenti di pagamento elettronici a tutti i soggetti i cui ricavi e compensi si attestino tra i 1 milione e 5 milioni di euro.

Per quanto riguarda invece l’acquisto o il noleggio di «strumenti evoluti di pagamento elettronico» (e vedremo più avanti quali sono), l’ammontare dei rimborsi può arrivare fino a 320 euro per ogni soggetto richiedente. Ed è così parametrato:

  • il 100% della spesa sostenuta per acquisto o noleggio di strumenti evoluti per il pagamento elettronico a tutti i soggetti i cui ricavi e compensi siano inferiori ai 200 mila euro
  • il 70% della spesa sostenuta per acquisto o noleggio di strumenti evoluti per il pagamento elettronico a tutti i soggetti i cui ricavi e compensi si attestino tra i 200 mila e 1 milione di euro;
  • il 40% della spesa sostenuta per acquisto o noleggio di strumenti evoluti per il pagamento elettronico a tutti i soggetti i cui ricavi e compensi si attestino tra i 1 milione e 5 milioni di euro.

Bonus bancomat: come richiederlo?

Per richiedere il bonus bancomat non è necessario inoltrare moduli all’Agenzia delle Entrate o ad altri enti pubblici. Trattandosi di una erogazione che viene corrisposta come un credito d’imposta in sede di dichiarazione dei redditi, è sufficiente rivolgersi al proprio commercialista, allegando alla documentazione anche gli scontrini o le fatture che testimoniano l’avvenuto acquisto o noleggio del servizio.

Il credito d’imposta, come è noto, è un credito che il contribuente vanta nei confronti dello Stato, e può essere utilizzato esclusivamente come compensazione dei propri debiti verso di esso. Esso, naturalmente, può essere utilizzato unicamente dopo avere effettuato la spesa per la quale si richiede il credito d’imposta e, come detto, deve essere indicato

«nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di maturazione del credito e nelle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi d’imposta successivi fino a quello nel quale se ne conclude l'utilizzo.»

Bonus bancomat: quali sono gli strumenti di pagamento accettati?

Dunque, per usufruire del bonus bancomat occorre dotarsi di un Pos, ossia un terminale di pagamento che consenta di ricevere pagamenti in moneta elettronica (bancomat, carte di credito, carte di debito o carte prepagate).

Per ottenere il primo risarcimento (bonus bancomat fino a un massimo di 160 euro come credito d’imposta) occorre dotarsi di un Pos e in generale di tutti quegli strumenti che consentono di ricevere pagamenti elettronici, e che siano associati ai registratori di cassa e ai sistemi digitali che consentono di emettere fatture elettroniche. Come si evince dal testo del decreto, questo bonus bancomat consente non solo di essere risarciti delle spese di acquisto o noleggio di tali strumenti, ma anche di tutte quelle spese accessorie necessarie ad associarli ai propri registratori di cassa o ai software di emissione delle fatture elettroniche.

Diversamente, il bonus bancomat di valore più alto (quello che consente di essere risarciti fino a un massimo di 320 euro) viene riconosciuto ai soggetti che si dotano di strumenti evoluti di pagamento elettronico. Ma quali sono? Per strumenti evoluti di pagamento elettronico si intendono tutti quelli che, oltre a favorire i pagamenti ricevuti in moneta digitale, consentono di memorizzare l’ammontare giornaliero di tali pagamenti, nonché di trasmettere i dati direttamente ai sistemi dell’Agenzia delle Entrate.

È bene ricordare che, dal 1° luglio 2019, tutti i commercianti e i professionisti con un volume d’affari superiore ai 400 mila euro sono già obbligati per legge a provvedere alla certificazione dei propri corrispettivi proprio attraverso la memorizzazione degli stessi e la trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate.

Fino a quando sarà valido il bonus bancomat?

Il testo del decreto precisa che il cosiddetto bonus bancomat, ossia il sistema di risarcimento per tutti i commercianti e professionisti che intendono dotarsi di strumenti di pagamento elettronici, sarà in vigore fino al termine del 2022. Ma con dei distinguo.

Infatti, per coloro che rientrano nella prima fattispecie (strumenti di pagamento elettronici senza memorizzazione e trasmissione dei dati dei corrispettivi, i quali percepiscono un risarcimento fino a 160 euro) vengono rimborsati per le spese effettuate tra il 1° luglio 2021 e il 30 giugno 2022.

Diversamente, i secondi (che si dotano di strumenti di pagamento elettronici evoluti, che percepiscono un risarcimento fino a 320 euro) saranno rimborsati per tutte le spese effettuate durante il 2022. Questo significa che il credito d’imposta verrà registrato in sede di dichiarazione dei redditi compilata e presentata l’anno successivo: nel 2023.

Bonus bancomat: e adesso cosa succede con il Cashback di Stato?

Come abbiamo detto, il bonus bancomat va di fatto a sostituire il cosiddetto Cashback di Stato. Il quale è stato sospeso a partire dal 1° luglio 2021.

A partire da questa data, infatti, avrebbe dovuto partire il secondo semestre di Cashback, che sarebbe terminato il 31 dicembre 2021. Questa seconda sessione è stata messa in cantina, in attesa di nuovi provvedimenti. Tutto, però, sembra far pensare che, nonostante la misura sia soltanto sospesa, non vi saranno nuove sessioni.

A questo punto, occorre soltanto attendere i rimborsi per i pagamenti effettuati dal 1° gennaio al 30 giugno 2021, i quali dovrebbero essere accreditati a partire dal sessantesimo giorno dopo il termine della sessione. Vale a dire, a partire da lunedì 30 agosto 2021.